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L'espediente del 'passo base' nell'insegnamento |
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Un metodo didattico è sempre soggettivo. Pur tuttavia esistono dei principi ai quali si fa (o si dovrebbe fare) riferimento, nelle varie discipline, secondo la logica della gradualità. L'insegnamento, in quanto tale, procede sempre dal semplice al complesso. Non servono esempi. E' così per tutte le materie e in tutte le scuole, di ogni ordine e grado. Voglio approfondire l'argomento del 'passo base' nel ballo (accennato nella sezione ISTRUTTORE IN LINEA), in quanto mi sono pervenute molte domande in merito, da parte di esperti e meno esperti, da parte di allievi e di maestri. Avendo dato privatamente ai diretti interessati alcune risposte specifiche, parlerò nel modo più semplice possibile del significato di 'passo base' e della sua diffusa utilizzazione come espediente addestrativo. Ogni figura di ballo ha un nome, un tempo (lunghezza), un certo numero di passi, una particolare caratteristica, un suo livello di difficoltà, ecc. L'insegnamento di una danza può, teoricamente, iniziare da una qualsiasi figura; ma è chiaro che ogni Maestro va a scegliere fra quelle figure obiettivamente ritenute più semplici o più facilmente accessibili. Molti pensano che ogni ballo abbia una figura che si chiama passo base. E ritengono di dovere/potere imparare qualsiasi danza proprio a partire da tale passo base. Non è così. Il passo base non esiste (quasi mai). Voglio fare due esempi: FOX TROT e TANGO.
Dagli esempi formulati si capisce che l'espressione 'passo base' è solo un modo di dire, anche abbastanza diffuso nelle scuole di ballo; ma in realtà non corrisponde ad una precisa figura di danza. Spesso indica genericamente la prima figura appresa/insegnata in relazione ad una danza. Per completezza di informazione, ricordo che il termine 'basic' ricorre nella denominazione di diverse figure della disciplina DANZE LATINO AMERICANE (Laird Walter, Technique of latin dancing, Brighton (England), Bennet Road, edizione italiana 1999). Tali figure non hanno, rispetto alle altre, particolari funzioni di propedeuticità o di priorità didattiche.
Il grande Maestro Alex Moore (Il Ballo da sala, Mursia, 1990) parla spesso di figure basilari, per indicare quelle figure importanti ma non difficilissime che possono consentire ad un principiante di cominciare a muoversi con una certa varietà di movimenti. Per Alex Moore "vi è molta più soddisfazione nell'effettuare bene poche semplici figure che nell'eseguirne una dozzina mediocramente". Per far avvicinare l'allievo ad un ballo con lo spirito giusto, è anche possibile fissare teoricamente una base ritmica e costruirvi sopra un passo chiamato di base che, pur non corrispondendo ad alcuna figura esistente, serve tuttavia a far capire le caratteristiche fondamentali del ballo stesso: stile, grinta, posizione della coppia, tipo di camminata, presa e portamento, posizione delle ginocchia, ecc. Per il tango, ad esempio, Alex Moore consiglia di iniziare con la camminata, sulla seguente base ritmica: lento, lento, veloce, veloce, lento. La mia raccomandazione, rivolta a Maestri e ad allievi, è quella di chiamare ogni singola figura col proprio nome, anche quando il termine è inglese. |
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