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I balli di gruppo.  Da 'Social Dance' a 'CHOREOGRAPHIC TEAM'

Tale articolo è stato scritto prima che la FIDS inglobasse i balli di gruppo:

  • nelle Danze a Squadre (Regolamento dell'Attività Sportiva decorrenza 1.1.2003)

  • nelle DANZE COREOGRAFICHE (decorrenza 1.1.2005). 

(Lascio inalterato il presente articolo, quale traccia dei dibattiti che hanno preparato l'avvento dei balli di gruppo, e quale documento a beneficio degli studiosi e dei ricercatori della materia). 

 

Fino al 1995-96 sembrava semplicemente blasfemo chiedersi se i balli di gruppo potessero diventare una disciplina di danza sportiva. Ancora oggi, tra i professionisti, c'è chi è perplesso per la scelta della FIDS di istituire la disciplina comunemente nota come CHOREOGRAPHIC TEAM. Siccome ho ricevuto su tale argomento parecchie richieste di chiarimenti e molti commenti di segno contrapposto, voglio esprimere alcuni concetti di carattere generale.

Preciso innanzi tutto, per i non addetti ai lavori, che i balli di gruppo rientrano nella denominazione SOCIAL DANCE. Nelle competizioni, si parla di CHOREOGRAPHIC TEAM, con tanto di regolamento federale.

Il successo che la Social Dance ha avuto negli ultimi anni ha convinto tutti, professionisti e non, a prenderne atto. Sarebbe stato sbagliato ignorare o snobbare a lungo un fenomeno di massa così importante e coinvolgente. La sua  rilevanza è estetica, culturale, coreica e sociologica. E non è un elemento secondario il grande business che ha creato.

Si è dibattuto sulla opportunità e sui termini di una codificazione dei balli di gruppo, nonchè sulle modalità di una puntuale regolamentazione delle competizioni che, in breve tempo, hanno preso piede in tutto il territorio nazionale, dalle metropoli ai piccoli centri. Molti hanno invocato la necessità  di elevare tali balli a Disciplina; altri (soprattutto i Maestri) hanno gridato allo scandalo. Poichè la FIDS ha finalmente deciso di introdurre la disciplina CHOREOGRAPHIC TEAM, e poichè ritengo che il mondo dei professionisti ne debba prendere atto con ottimismo e serenità, a livello puramente teorico_ speculativo, mi permetto di precisare  il concetto di DISCIPLINA. 

Sull'uso di tale termine si è sempre creata un pò di confusione negli ambienti della danza. Pertanto, voglio parlarne, non tanto con la passione del maestro di ballo, ma con la deformazione mentale del professore di filosofia.  

  • DISCIPLINA è un complesso di norme che regolano una branca conoscitiva. E' una materia o un insieme di materie di studio e di insegnamento scientifico. Ad esempio, parliamo di discipline matematiche, letterarie, ecc. 

  • Nel linguaggio sportivo, DISCIPLINA è una particolare attività agonistica, con le sue specifiche regolamentazioni.

  • Nel mondo della danza, DISCIPLINA è l'una e l'altra cosa. Per questo motivo, quando si decide di promuovere a disciplina un insieme di balli o una tipologia di ballo, si devono accertare almeno due presupposti fondamentali:

    1. rigore formale e sostanziale nel costruirne l'architettura

    2. sistema di regole certe

  • Nella storia delle danze sportive, una disciplina è diventata tale quando il processo di standardizzazione si è completato o ha raggiunto una fase matura. Ciò non vuol dire che il discorso su eventuali modifiche e novità  si sia da quel momento chiuso per sempre. Resta però fissato definitivamente il canovaccio dei singoli balli appartenenti alla disciplina stessa. 

  • I cosiddetti balli di gruppo non sarebbero, per la loro natura, compatibili con  una standardizzazione intesa in senso classico e totalizzante. Essi nascono e si riproducono continuamente come coreografie libere, mutevoli, stagionali, imprevedibili, variegate. 

  • Se sono maturi i tempi per allargare i confini della danza sportiva, anche a livello di pura e semplice accezione, si possono inglobare tutte le attività che fanno parte del mondo dell'aerobica e della biodanza, tenendo fuori, naturalmente, la danzaterapia che è tutta un'altra cosa.  

Non dimentichiamo che operiamo in un contesto internazionale, e che la metodologia e la chiarezza in tema di programmi, amalgamazioni, coreografie, ecc. sono requisiti indispensabili (anzi obbligatori), proprio mentre dieci balli (e forse undici) stanno per diventare discipline olimpiche. La disciplina SOCIAL DANCE (CHOREOGRAPHIC TEAM), data la fluidità del contenuto non etichettabile e non comprimibile in parametri standard, non può non fare riferimento a quanto di analogo abbiamo in Italia. Mi riferisco alla disciplina che noi dell'ANMB chiamiamo DANZA MODERNA e che i colleghi della FITD chiamano DANZA MODERNA JAZZ. Mi riferisco inoltre alla disciplina definita DANZE JAZZ da ANMB e FITD e MODERN JAZZ DANCE dalla FIPD. L'analogia consiste in questo:

  • Nella disciplina DANZA MODERNA il programma d'esame per il conseguimento del diploma di maestro è libero. Il candidato deve:

    • presentare una coreografia costruita su una base musicale a scelta (tempo 4/4) della durata di circa due minuti.  

    • dimostrare di conoscere le nozioni fondamentali di anatomia e fisiologia;

    • conoscere le posizioni elementari delle braccia e dei piedi;

    • conoscere le linee di ballo e le diagonali.

    Per quanto riguarda le pubblicazioni in materia, non esistono trattati o manuali di approfondimento, nè dal punto di vista tecnico nè dal punto di vista coreografico. E pure ce ne sarebbe bisogno. L'unico riferimento scritto resta l'opuscolo uscito qualche anno fa a nome del maestro Luigi Marini  intitolato  MODERN JAZZ DANCE e da lui stesso distribuito. L'opuscolo consta di 40 pagine, dedicate prevalentemente allo studio delle articolazioni e degli organi impegnati nell'attività motoria. E' in realtà una guida di anatomia, patologia e fisiologia curata dal Maestro CLAUDI PAOLO. Per quanto riguarda le figure di danza, ne vengono proposte 11, a titolo puramente indicativo, la cui descrizione è curata dai Maestri   LUIGI MARINI e DANIELA BOSCARO. 

  • Nella disciplina DANZE JAZZ, tre balli su cinque sono a 'tema libero': twist, disco dance e blues. Per il twist pure si è tentato di mettere in piedi un programma di cinque figure: ci hanno provato prima il Maestro Piero Rolando e dopo il Maestro Sergio Da Milano. Ma per gli altri due balli, qualsiasi tentativo di codificazione sarebbe improponibile. La DISCO DANCE è il classico esempio della destrutturazione dei balli, della loro deregolamentazione. Ma non potrebbe essere diversamente. Per dirla con Sergio Da Milano, in questa danza ognuno "inventa sul momento i movimenti che più gli aggradano e li mette in opera". Al BLUES si applica un discorso sostanzialmente uguale a quello valido per la disco dance: non ci sono canoni da seguire, se non l'affidarsi al proprio istinto e alla propria fantasia artistica. Non a caso, Sergio Da Milano precisa al riguardo che questa danza "prevede l'assoluta non ripetitività di figure e coreografie durante l'esecuzione."  (Da Milano Sergio, Le danze Jazz, Padova, Muzzio, 1988).

La social dance nasce automaticamente svincolata da ogni canone: più di un maestro si è dichiarato, come dicevo, scandalizzato proprio per gli eccessi di incompetenza o di libertà che si vedono in giro nel costruire coreografie. E' dipeso dal fatto che le Associazioni del ballo sono state colte alla sprovvista dalle dimensioni del fenomeno, e per troppo tempo questo nuovo prodotto coreico è stato gestito (tranne poche eccezioni) da persone che nulla avevano a che fare con il mondo della danza ufficiale, e che non avevano una preparazione di base all'altezza dei compiti e dei tempi. E' stata la legge del mercato a determinare un simile scompenso. In assenza di maestri interessati a buttarsi in maniera convinta in questa nuova 'avventura', gli spazi creati dalla grande domanda sono stati colmati da chi prima s'è trovato. Oggi, finalmente, abbiamo preso coscienza di questo fatto. Di qui la necessità che i professionisti si impossessino di tutti gli spazi, a partire dai docenti di danza classica e moderna che trovano piena ospitalità nella FIDS.

La domanda di attualità è, quindi, la seguente:

  • Quale è il livello minimo di regolamentazione che consente di svolgere ordinate competizioni, mantenendo inalterate le caratteristiche fondamentali di un ballo nato libero? 

L'esperienza ci insegna che anche quando una nuova danza viene lanciata a livello mondiale, con tutti i necessari ingredienti musicali e coreografici da gruppi o cantanti famosissimi, la stessa subisce in breve tempo una serie infinita di adattamenti, personalizzazioni, complicazioni, facilitazioni, contaminazioni, snaturamenti, ecc. Ogni nuovo ballo di gruppo è un prodotto commerciale vero e proprio a cui si applicano le regole del marketing, del lancio pubblicitario, della diffusione. Basta osservare il redditizio mercato delle videocassette. Ogni volta che esce un nuovo ballo, inizia la corsa ad apprenderlo e la corsa ad insegnarlo.

Sarebbe opportuno che le Associazioni dei Maestri di Ballo (quelle che formano il CIDS) fissassero dei percorsi formativi molto rigorosi per rilasciare lo specifico diploma. E' opportuno, inoltre, non creare equivoci nel parlare di diplomi di coreografo. Per diventare Coreografi, con la 'C' maiuscola,  occorrono anni ed anni di studio e di sudore. Quindi si dovrà, quanto prima,  trovare una giusta e non ambigua denominazione per un diploma che abiliti ad insegnare i balli di gruppo. Si deve soprattutto capire bene che tipo di preparazione richiedere per rilasciarlo, visto che il conseguimento dello stesso fa acquisire lo status di Professionista. 

Su incarico dell'ANMB, il Maestro Paolo Cianfoni ha pubblicato un interessante Manuale. Ne parlo diffusamente nella sezione RECENSIONI (n. 63). Sicuramente usciranno, nel breve periodo, altri libri dedicati agli aspiranti... coreografi.

Un buon testo di orientamento dovrebbe fornire le conoscenze di regole coreiche fondamentali, e dovrebbe guidare coloro che sono a digiuno di Coreografia nella comprensione di una base tecnico_teorica, necessaria a realizzare combinazioni di figure di ballo, da far eseguire a gruppi di danzatori. Si tratta di fornire ai non addetti ai lavori, vista l'improvvisazione che caratterizza il fenomeno, una piattaforma polivalente contenente i principi basilari della Coreografia e dei suoi metodi. Per chi non è già maestro, è utile la conoscenza della teoria del ballo e di quelle che sono le figure cardine di tutte danze: chassè, lock avanti e dietro, giri e semigiri, side steps, passi saltati e camminati. Sta alla fantasia e alla inventiva dei singoli soggetti, poi, studiare le giuste sequenze e le necessarie compatibilità. Sta al gusto estetico apportare gli abbellimenti connessi ai movimenti dei fianchi e del corpo, ai leggiadri disegni aerei eseguiti con le braccia e con le mani. 

Il ballo di gruppo, inteso come ballo realizzato da una somma di singoli individui, è l'antitesi del ballo ufficiale di coppia, che è fatto di programmi codificati in riferimento alla distinzione dei ruoli maschio_femmina. Nelle diverse discipline di danza sportiva che abbiamo conosciuto fino ad oggi, è proprio la centralità della coppia, in quanto sintesi di due polarità, a condizionare le convenzioni, lo stile parametrabile e le regole valide per tutti, dal competitore al giudice. La Social Dance, al contrario, rappresenta un modo libero di muoversi in pista individualmente, senza partner e senza le rigidità di vincoli prestabiliti o immodificabili. L'unica regola sarebbe quella di seguire il ritmo della base musicale, lasciandosi andare a personali performances, nella massima naturalezza. L'unico giudizio possibile in una gara di CHOREOGRAPHIC TEAM è di natura estetico_stilistica: in pratica di natura coreografica.

Sulle orme del glorioso, 'vecchio' e mai tramontato hully gully, a partire dal 1995, si è affermata la moda di questo ballare singolarmente e tutti assieme. Per tale motivo è stato ed è necessario, di volta in volta, dare una bussola a decine e centinaia di persone allineate sulla pista, pronte a muoversi al ritmo di brani coinvolgenti. Queste persone hanno l'esigenza minima di uniformare passi e allineamento: esigenza ancora più marcata, in caso di esecuzione di figure elaborate. Hanno bisogno di sentire l'armonia del gruppo. Non a caso, risulta utile il riconoscimento della leadership a qualcuno che guidi tutti gli altri, sia nei passi fondamentali che nei movimenti delle braccia e del corpo.

Ogni schematizzazione di questo ballo è soggettiva. Nessuno può pensare di imporre uno standard per molto tempo e a larghissimo raggio: ad esempio, su tutto il territorio nazionale. Ho avuto modo di verificare che le viodeocassette contenenti balli di gruppo raggiungono senz'altro lo scopo di promuovere quei balli a livello di massa, soprattutto attraverso l'amplificazione dell'insegnamento a cascata e l'apprendimento diretto nelle sale; ma non riescono ad imporre un sistema unico di tecnica e coreografia. Non appena un nuovo ballo si affaccia sul 'mercato', partono la corsa e la gara ad apportarvi tutte le variazioni possibili.    

La moda e la cultura della social dance nascono da una domanda reale; ed il relativo fenomeno continua a crescere per dei motivi ben precisi. Rispetto al numero delle donne che scelgono i balli di gruppo autonomamente dal partner,  le coppie sono  molto di meno. Pertanto, non è sbagliato analizzare questo particolare aspetto del fenomeno. La Social Dance si impone al femminile.  Le donne amano ballare. E' risaputo. Noi maestri sappiamo per esperienza diretta che esse sono molto più portate per la danza rispetto ai maschi. E oggi rivendicano una centralità anche sulle piste da ballo: col partner o senza partner.

Col potere che oggi hanno le donne, non dobbiamo meravigliarci di come siano state capaci, direttamente o indirettamente, in pochi anni, di rendere possibile l'affermazione su vasta scala dei balli di gruppo. Non a caso, ne è derivato un business di consistenti dimensioni. Tutto l'indotto della danza è stato coinvolto nel fenomeno: comprese le case discografiche. Ogni anno, ogni estate, sui più grandi successi mondiali che battono i records delle vendite, si inventano figure di danza sempre nuove ed accattivanti. E le piste accolgono clienti sempre più numerosi, mentre si allarga la fascia di età, verso l'alto e verso il basso.

Da un punto di vista sociale, i balli di gruppo sono una invenzione bellissima. All'estero il fenomeno non esiste: molti osservatori stranieri non ci capiscono. Ma il popolo italiano è anche un popolo di ballerini e di fantasisti. 

Ora si tratta di fissare una idonea collocazione degli stessi nel panorama delle danze. Pur essendo una disciplina di questi balli chiaramente atipica rispetto ai canoni delle discipline internazionali, si deve prendere atto del fatto che le competizioni attirano molti danzatori e moltissimi spettatori. Per cui, bene ha fatto la FIDS ad offrire ospitalità ufficiale all'intero movimento. 

Mi è stato chiesto da alcuni studenti universitari, che stanno facendo delle ricerche sullo sviluppo di questi balli, cosa penso dell'idea di una guida teorica e tecnica (o di più guide) di Social Dance. Credo che sia una iniziativa utile, purchè portata avanti con metodo scientifico (da persone competenti), visto che di improvvisatori privi del necessario retroterra se ne vedono già parecchi. Una guida fatta bene può servire:

  • A chi voglia saperne di più sul contesto musicale, storico, ludico, antropologico, ecc.

  • A chi voglia studiare le basi della coreografia per impossessarsi degli strumenti necessari a 'montare' nuovi balli.

  • A fissare dei punti fermi a cui attenersi, che poi sono quelli relativi sia alle tecniche della danza sportiva ufficiale, sia alle tecniche della danza classica e moderna. Non basterà più la conoscenza delle danze latino americane, caraibiche, jazz, ecc. Non si possono costruire coreografie credibili e sostenibili se non ci si spinge nello studio della Coreografia accademica e para_accademica.

  • A far capire che le figure di un ballo di gruppo sono e possono essere intercambiabili ed occasionali nella misura in cui conservano il nesso fondamentale con la base ritmica. Tale nesso deve essere, oltre che estetico e mimico, soprattutto contenutistico e strutturale.

  • A mettere dei paletti che facciano non scivolare nel ridicolo.

Per quanto riguarda il concetto di stabilità riferito a tali balli, è il caso di precisare quanto segue: 

  • Di stabilità possiamo parlare senz'altro riferendoci alla portata e alla durata del fenomeno considerato complessivamente; ma non alla tenuta di un singolo ballo. Infatti, la tendenza attuale è quella di montare una specifica coreografia su ogni brano musicale di successo: così facendo, si lega la durata del ballo alla durata del brano musicale, fatta salva  qualche ipotesi di eccezione. Sempre più spesso un ballo di gruppo prende il nome dal brano musicale cui fa riferimento. Cito qualche esempio, allo scopo di far capire l'ampiezza del fenomeno e il relativismo temporale dei singoli successi:

    • il ciclone 2 (the night), no tengo dinero, maria isabel, bailando, el talisman, la garrota nacional do brasil,  la bomba, mueve la colita, movimiento sexy, vamos a la playa, por arriba por abajo, la copa de la  vida, pata pata, la rueda de casino, el coco, sex bomb, salomè, mambo n. 5, baila baila, loli lolita lola, bate la rumba, la cerveza, vhich doctor, dighi dighi don don, barbie girl, un dos tres maria.

    Può anche succedere che le figure inventate in occasione di una particolare canzone abbiano un successo che va oltre il contingente e vengano poi applicate ad altri titoli con basi musicali equipollenti o simili, come ad esempio si è verificato con la coreografia comunemente definita 'nove passi' (Attenti al lupo, Canzone, Gloria).

Si deve inoltre aggiungere che, nelle competizioni di CHOREOGRAPHIC TEAM, avendo il regolamento FIDS fissato la durata della base musicale in cinque minuti, si punta a creare dei mix musicali a varietà ritmica. La scelta dei brani richiede una preparazione musicale di elevato livello. L'esito di una gara deriva, in parte, anche dalla creazione/scelta di un mix musicale di maggiore pregio.

Se si vuole procedere ad una catalogazione dei balli di gruppo, si può partire da una prima suddivisione che mi permetto di limitare a due tipologie: 

  1. La prima tipologia riguarda i balli di gruppo che vengono creati sulle basi musicali delle danze di coppia

    • samba, paso doble, merengue, cha cha, mambo, ecc.

  2. La seconda tipologia riguarda i balli di gruppo creati su danze libere (non di coppia): 

    • hully gully, can can, twist, menehito, macarena, tiburon, flamenco, ballo del cow boy, limbo, sirtaki, tarantella, swing, tic tac, eotchan, el pam pam, la vuelta, boom boom, ballo del pinguino, el tipitipitero, ecc.

Il business che si è creato attorno a questi balli continuerà. Ancora per molto tempo, ogni anno, sui maggiori successi discografici, verranno montate delle coreografie ad hoc, e verranno lanciati altrettanti balli di gruppo. A coloro che fanno fatica ad apprenderli tutti e bene voglio dire una parola di incoraggiamento: l'importante è partecipare.

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