D'ARONCO GIANFRANCO

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superBALLO

STORIA DELLA DANZA POPOLARE E D'ARTE

 

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superBALLO

 

Nel corso delle mie ricerche sulla danza, in più direzioni, spesso mi sono imbattuto in bibliografie che riportavano quest'opera di Gianfranco D'Aranco. Ogni volta mi è venuto il desiderio di entrarne in possesso. Ma non sempre, si sa, è facile trovare un libro pubblicato diversi decenni prima, uscito in una sola edizione.

Arnaldo Forni Editore e la Libreria Galliera di Bologna  hanno fatto il miracolo. Nel 2003 hanno deciso di mettere in catalogo questo libro, nel suo formato tipografico originale (Non so quante copie, e come, sono riusciti a rastrellare). E così, ho avuto la possibilità di acquistare (per la somma di euro 45,00) questo libro bellissimo, leggermente ingiallito, finito di stampare  il 31 marzo 1962 presso lo stabilimento grafico "Carnia" di Tolmezzo, e messo in vendita per la somma (forse all'epoca non irrisoria) di lire 4.000. 

L'Autore parte dal concetto di danza intesa come espressione, per sostenerne l'autonomia come forma di arte indipendente dalle altre, fino a definirla "scultura vivente", con una denominazione presa in prestito dal titolo di un libro di Bragaglia (Milano, 1928). Precisa quindi la differenza fra danza e ballo, esprimendo su quest'ultimo un giudizio molto severo in senso negativo: "Nulla il ballo conserva della nobiltà primigenia. E' un figliol prodigo. Ed è forse destinato, in tempo più o meno lontano, a finire, degradata reliquia, tra i giochi dei bambini". A distanza di oltre 40 anni dalla data di tale affermazione, visto il successo dei balli e della danza cosiddetta sportiva a livello mondiale, possiamo dire che la previsione dell'Autore si è rivelata completamente sbagliata. La verità è che D'Aronco è troppo innamorato della Danza con la D maiuscola. E tutta l'opera lo testimonia.

Egli racconta in modo mirabile la storia della danza, e lo fa ai massimi livelli. La sua non è cronaca; ma è alta  letteratura. E così, è veramente piacevole questo viaggio attraverso i secoli e i millenni: dagli egiziani ai greci, dal paganesimo al cristianesimo, dalla danza religiosa a quella profana. Ampio spazio è dedicato alle danze popolari e alle danze di corte. Tutto questo nella prima e seconda parte del libro.

La terza parte è dedicata all'età moderna: il Cinquecento e la moda dei balli nei salotti, il Seicento e le danze teatrali, il Settecento e il minuetto.

La parte quarta riguarda: l'Ottocento e i balli teatrali del periodo romantico, Duncan e il balletto russo, la scuola italiana, il ballo moderno, il jazz,

Il libro si chiude con una panoramica generale (parte quinta) sulle danze popolari:

  • delle varie regioni italiane

  • delle nazioni europee (Francia, Gran Bretagna, Germania, Spagna, Austria e Portogallo)

  • dei continenti Africa, Asia, Oceania, America.

Riporto la frase con cui l'Autore chiude la quinta parte e il libro stesso:

"Calda e impetuosa nell'Africa, raffinata ed eloquente nell'Asia, pittoresca e fantasmagorica nell'America: questa la danza, una e, insieme, dalle molte vite".

La bibliografia è nutrita e di alto livello (anche se manca il riferimento alle Case Editrici delle opere in essa riportate).