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superBALLO
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Il libro non è più in commercio (ed è un
peccato). FORNI Editore, nel 1969, ha prodotto la ristampa
anastatica dell'edizione di Roma, 1889. Ringrazio la
Libreria GALLIERA di Bologna per avermi consentito di entrare in
possesso di un testo così importante.
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Questo
libro è un documento storico preziosissimo per chi si occupa di
storia della danza e del ballo. A parte gli approfondimenti e i
dettagli relativi alle quattro danze trattate specificamente
(Pavana, Corrente, Gavotta, Minuetto), esso ci offre una visione
completa del panorama coreico di tre secoli e, soprattutto, ci fa
capire il rapporto tra il fenomeno del ballo ed il contesto
culturale e politico dell'epoca storica presa in esame.
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"Poco
a poco i balli, dapprima esclusivamente riservati ai piaceri de'
monarchi e de' principi, divennero in Italia uno spettacolo alla
moda; e già nella fine e colta società del rinascimento
costumavansi ballare ne' privati ricevimenti svariate danze,
alle quali annettevasi molta importanza, non pure pel piacere
che da esse la gioventù ne riceveva, ma anche perchè
conferivano ai movimenti del corpo armonia, precisione, grazia,
leggierezza". (Mastrigli
Leopoldo, op. cit., p. 9-10)
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L'Autore
inizia il libro definendo la danza come la "più
antica di tutte le arti", ricordando che essa fu
coltivata dagli Egizi, dai Greci e dai Romani. Nel XV secolo cessò
di essere strumento di culto religioso ed "entrò
a far parte dei divertimenti profani, introducendosi nelle
corti". Mastrigli attribuisce la gloria di restauratore della danza in Italia
a Bergonzio di Botta, un gentiluomo di Lombardia, che nella città
di Tortona organizzò una festa in occasione delle nozze del Duca di
Milano, Galeazzo, con Isabella d'Aragona. Egli cita, inoltre, il
Cortegiano di Baldessar Castiglione (1514) per dimostrare
l'importanza educativa che nel Rinascimento si dava alla
danza.
Secondo
l'Autore, nel XVI secolo il modo di ballare era identico a quello
del XV secolo. Il genere in voga era la Bassa Danza che consisteva
in "riverenze, passi scambietti,
passeggiate; il cavaliere da una parte, la dama dall'altra." Sotto
Luigi XIII fiorirono sarabande, seguidiglie, chaconnes e
passacaglie. Questo re diede un grande impulso alla danza: con lui,
i balli di corte raggiunsero il ragguardevole numero di 150. Egli
istituì "le maitrises per i
maestri di ballo e i suonatori di violino. Sotto il suo regno i
grandi signori, i cardinali stessi non sdegnano di consacrare i loro
piaceri all'arte coreografica".
Un
ulteriore progresso nell'arte della danza si registrò con Luigi XIV
(il Re-Sole) che fu personalmente grande ballerino. Egli "operò
un completo cambiamento nel ballo di corte, che da licenzioso
divenne decente, nobile, grazioso..." Nel
1661 fondò l'Accademia reale di danza. Ebbe
come sopraintendente della musica il fiorentino Giovanni Lulli le
cui arie di danza si distinsero per "leggiadria,
eleganza, grazia e vivacità."
"Il
colmo del furore danzante fu nel 1763, quando Luigi XV ordinò al
ministro dei Menus-Plaisirs che si allestissero sul teatro del
Castello i balli delle Quatres Saisons, della Noce de Village, e dei
Provencaux, col concorso delle migliori danzatrici e dei più
distinti cavalieri."
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Alcune
testimonianze del Mastrigli sono fondamentali perchè confermano che
nel nostro paese l’amore per il ballo ha sempre coinvolto tutti:
non solo le masse popolari, ma anche i ceti nobiliari e aristocratici.
Nel XVI secolo “in Italia nelle molte corti quasi ogni sera il
ballo poneva termine alle discussioni cavalleresche, ai giuochi, ai
motti”. “Alla corte di Ferrara si cantava e si suonava ogni
sera”. “Era usitatissimo in molte parti d’Italia il ballo
della Torcia, il quale soleva esser l’ultimo in ordine a tutti gli
altri balli che si danzavano in una festa; ed era riposto
nell’arbitrio di ciascuna persona nelle cui mani pervenisse la
torcia, spegnendola, terminare la danza e la festa insieme”.
“Nei
secoli XV e XVI in Italia abbiamo le canzoni a ballo strettamente
collegate alla danza e portanti il nome di questa. Presto anche la
Francia ebbe le sue danze e i suoi balli. Caterina de’ Medici fu
la prima ad introdurre in Francia il Gran Ballo. Nel secolo XVI,
specie sotto il regno degli ultimi quattro Valois, la danza prende
gran voga, e il gusto de’ piaceri, delle feste, de’ corteggi,
delle riunioni principesche, de’ concerti, si espande
dappertutto”.
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