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A
differenza delle altre opere di storia della danza che dedicano
al ballo il 90% della ricerca e quindi del contenuto, il libro di Sorell è uno studio
completo di tutte le forme artistiche che si sono sviluppate
parallelamente alla danza, dall'alto Medioevo agli anni Settanta
del ventesimo secolo. Il
fenomeno coreutico è posto in relazione costante con i vari
filoni filosofici, pittorici, musicali, che hanno caratterizzato
le varie epoche storiche nel continente europeo. L'approccio
dell'Autore allo studio delle relazioni fra la danza e il
contesto artistico_culturale è complesso e profondo: spazia dal
momento sociologico a quello antropologico, a quello estetico.
Il lettore si trova, in tal modo, immerso nella realtà totale
degli eventi esaminati, e può disporre di una panoramica
completa sul variegato mondo dello spettacolo, dove la danza ha
una sua centralità permanente.
La
danza si è sempre configurata come una risposta positiva degli esseri umani ai momenti
difficili della storia: in particolare ha rappresentato "lo
sfogo ideale dei sentimenti repressi". In essa i singoli e
i gruppi hanno trovato rifugio, in quanto
puro divertimento, di fronte al pericolo delle epidemie, della
peste e della morte.
Dal sonno medievale,
gli europei passarono ad una presa di
coscienza che consentì di riscoprire la vita e il ruolo della
donna. Essi, con le Crociate (fine XII secolo-XIII secolo),
ebbero modo di conoscere "l'Oriente e il suo modo di
vivere, conciliante e poetico, colorato e meditativo".
"La svolta incommensurabile della cultura europea fu il XII
secolo, un crogiuolo da cui emerse la tensione a un nuovo modo
di pensare, di fare, di essere".
Nei
primi tre capitoli, l'Autore ci fa rivivere dal di dentro tutte
le tappe dello sviluppo artistico che esplode con il
Rinascimento e produce, prima il Manierismo, e dopo la Commedia
dell'Arte, dando vita a quel complesso fenomeno culturale
definito 'neoclassicismo'.
"Agli inizi del '700 apparvero
per la prima volta le donne sulla scena; erano vere attrici e
danzatrici, che avevano appreso il mestiere nelle accademie o si
erano fatte strada grazie alla sola forza del talento
naturale". "L'Académie royale de danse iniziò nel
1661 con più studenti maschi che femmine, una proporzione che
cambiò rapidamente a favore delle ballerine, venute in primo
piano dopo i primi vent'anni del '700". Nel capitolo quarto
Sorell ci parla della ballettomania, "malattia sociale "
venuta dalla Russia. Il capitolo quinto è dedicato alla
"critica della danza" e all'epoca di Gautier. Il sesto
capitolo parla della fine del XIX secolo e di ciò che venne
dopo: "nessuno poteva prevedere la gravità delle
catastrofi incombenti che, pure, si sarebbero seguite l'una
all'altra con ferocia e metodo tali che la faccia del mondo non
sarebbe stata più la stessa". Nel capitolo settimo si
affronta "la crisi della cultura del nostro tempo" e
il delicato rapporto fra danza e cinema, danza e televisione,
danza e nuovi mass media.
Walter
Sorell (1905-1997) è stato docente di Storia della Danza nella
Columbia University e nel Barnard College. Questo libro è
un'opera dotta, una delle più ricche, nel suo genere, a livello
mondiale.
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