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superBALLO
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Roma, Editori Riuniti, 1997.
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Elio
Venditti accetta come data di inizio del rock il 1954,
perfettamente in linea con la "tradizione critica
e storiografica" dell'Occidente. Egli ricorda
che Alan Freed, disc jockey della stazione radio WJW di
Cleveland, "aveva incluso la sigla rock 'n' roll
nel titolo del suo programma Moondog rock 'n' roll
party, in cui trasmetteva dischi rhythm and blues per
un pubblico sempre più numeroso di giovani bianchi affascinati
dai suoni che giungevano dal ghetto, dall'elettrizzante universo
della nuova musica popolare afroamericana".
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In 118
pagine l'Autore percorre la storia del rock, dagli inizi degli anni
'50 fino agli anni '90, attraverso i momenti più significativi e i
protagonisti più noti e meno noti. Il primo brano nel quale si
riscontra il DNA del rock è Shake, rattle and roll,
eseguito dal gruppo di Bill Haley & His Comets. "L'originale
veniva dal rhythme and blues". La canzone era stata
infatti incisa il 15 febbraio 1954 dall'urlatore Big Joe Turner (di
Kansas City) "capace come pochissimi altri di convincere
allo stesso tempo lo snobistico, austero pubblico del jazz e quello
emergente e scatenato dei giovanissimi". Haley ritoccò il
testo, ma lasciò inalterata la musica. "Quello che contava
era l'irresistibilità della musica, con le sue triadi armoniche
derivate dal blues, i suoi riff incalzanti e soprattutto il suo
ritmo insolito, con la forte accentazione del secondo e del quarto
tempo della battuta in quattro quarti".
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Il
5 luglio 1954 Elvis Presley incide, negli studi della Sun Records a
Memphis, il primo singolo ufficiale accompagnato dalla chitarra di
Scotty Moore e dal basso di Bill Black: That's all right e Blue
moon of Kentucky. Sempre del 1954 è The things that I used
to do, con Ray Charles nel ruolo di pianista e
arrangiatore, brano caratterizzato dalla "voce carica di
passionalità" e dalla "disadorna geometria
elettrica della chitarra di Eddie Jones, il primo bluesman urbano ad
adottare abbigliamenti, acconciature e atteggiamenti eccessivi,
quasi oltraggiosi, in pubblico, in anticipo di qualche anno su
quanto avrebbero fatto stelle del rock 'n' roll come Little Richard
e lo stesso Elvis Presley".
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Elio Venditti ci fa conoscere le luci e le
ombre del fenomeno rock, e le due anime dello stesso, "quella
apollineo-dionisiaca della controcultura, con il suo slancio utopico
anarco-pacifista, trionfalmente rappresentata al festival di
Woodstock dell'agosto 1969, e quella tenebrosa dei 'fiori del male'
di fine millennio" che prefigura paesaggi di morte e di
autodistruzione.
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La cronaca
precisa degli eventi e delle tappe fondamentali del movimento rock si
accompagna alla analisi lucida e competente dei contenuti, dei personaggi,
dei risvolti. Elio Venditti è un grande conoscitore del rock, in tutti i
suoi aspetti, in tutte le sue evoluzioni ed involuzioni. La lettura del
libro è piacevole e coinvolgente. Alla fine della lettura si prova la
sensazione di un viaggio fruttuoso attraverso un mondo molto più
complesso di quanto si immaginasse. Dal momento in cui nasce, fino al
punto di arrivo, che possiamo fissare negli anni '90, il rock è in
continua trasformazione, diventando ogni volta qualcosa di diverso.
Riportando un concetto di Gino Castaldo, l'Autore evidenzia che con il
passaggio dagli anni '60 ai '70, "il rock perde quel suo imponente
senso della marea montante, la sua creatività unidirezionale, per
disperdersi in mille diversi campi. Se prima era un grande fiume, ora
diventa un arcipelago". "Dagli anni '80 in poi è come se
ciascuna delle isole dell'arcipelago si fosse a sua volta frantumata
originandone un altro".
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