ALESSANDRO BARICCO

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superBALLO

L'anima di Hegel e le mucche del Wisconsin (Una riflessione su musica colta e modernità) 

 

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Milano, Garzanti, 2002.

In quattro capitoli Baricco affronta vari aspetti del rapporto fra musica colta e modernità. 

Nel capitolo primo l'Autore si propone l'obiettivo di smontare i pregiudizi che circondano le definizioni di musica colta, ipotizzando la creazione della stessa a partire dal Romanticismo e da Beethoven. Con Beethoven la musica si innalza a prodotto dello spirito mentre, contemporaneamente, la sua grammatica e la sua sintassi "raggiungono una complessità che sfida spesso le capacità ricettive di un normale pubblico". Fin qui la cosa si capisce. La stranezza sta nel fatto che l'espressione musica colta fu "proditoriamente applicata con potere retroattivo su generazioni di ignari musicisti sei_settecenteschi: quelli che mangiavano al tavolo dei servi e si guadagnavano il pane scrivendo niente di più e niente di meno che una buona musica di consumo. Secoli di raffinato artigianato divennero, d'un colpo, arte". Il fenomeno si protrae fino ai nostri giorni: molti continuano a pensare che la musica colta abbia un suo primato in quanto capace di evadere "dai confini dell'immanenza".

Nel secondo capitolo il tema è l'interpretazione. Ogni prodotto musicale è un prodotto di consumo: quando nei suoi confronti nasce una esigenza di interpretazione, allora quel prodotto diventa opera d'arte. Baricco considera negativa la tendenza ad eseguire fedelmente un'opera musicale, rinunciando alla sua interpretazione. Il timore di tradire l'originale "ha inchiodato e continua ad inchiodare la pratica dell'interpretazione musicale".  "Non esiste un originale a cui rimanere fedeli. Anzi, si rende giustizia alle ambizioni di un'opera proprio nel farla accadere, ancora una volta, come materiale del presente: non ripristinandola come reperto di qualche passato immobile". La linea suggerita dall'Autore è questa: il più grande omaggio che si può rendere ad un'opera del passato consiste nella continua  reinvenzione della stessa all'interno del mutato contesto dei tempi. "L'interprete è il medium tra opera e tempo". "La libertà dell'interpretazione sta nel dover inventare qualcosa che on c'è: quel testo in questo tempo". La difficoltà risiede nel dover portare una tradizione musicale nella modernità, in quanto proprio la modernità "sembra rifiutare tutte le premesse teoriche e ideologiche su cui si fondò, a suo tempo, quella tradizione musicale". Molti appassionati di musica colta pensano, erroneamente, che l'opera classica debba rimanere un luogo separato, un "parco naturale in cui rifugiare i propri ideali al riparo della corruzione della modernità".

Il capitolo terzo è dedicato alla Nuova Musica. Esiste uno scollamento tra la musica contemporanea ed il pubblico, nel senso che, secondo Baricco, non c'è pubblico per tale musica. La svolta che ha determinato la frattura fra la musica colta europea ed il pubblico risale all'opera di Schonberg, Klavierstucke Op. 11, (1908).  "E' il primo, radicale esperimento di musica atonale fatto nel Novecento. E' l'inizio di un'avventura linguistica che sconvolge i parametri d'ascolto in vigore da più di due secoli".  Non era solo una svolta tecnica. Era l'inizio di un nuovo mondo, dopo il crollo  dei grandi imperi. Senonchè, invece che un' epoca felice, quale ci si aspettava all'inizio del Novecento, vi furono lugubri decenni di conflitti e di morte (due guerre mondiali), durante i quali la nuova musica rimase come sospesa. Dopo la ricostruzione successiva alla seconda guerra mondiale, si è affermata una modernità che somiglia ad "un palcoscenico su cui a ritmo vertiginoso il mondo si disfa e si ricompone continuamente. I linguaggi si disperdono uno nell'altro, le idee trovano forma, con assoluta indifferenza, nei materiali più nobili o nei più volgari detriti della macchina del consumo, qualsiasi linea di demarcazione certa fra arte e seduzione pura e semplice è andata persa".     

Nel capitolo quarto Baricco affronta il tema della modernità che nasce attorno all'idea di spettacolo. Per entrare nella modernità, la musica colta deve ridurre la sua portata ideale: deve, in un certo senso, corrompersi. L'Autore attribuisce a Puccini questa grande intuizione: la necessità di produrre una musica che impropriamente si può definire leggera, la quale rinuncia ad essere arte per sopravvivere come prodotto commerciale."Puccini lavora nel momento in cui la modernità inizia ad imporre una brusca accelerazione alla ritmica delle emozioni e alla intensità dei messaggi". "Puccini intuiva una delle vie di tendenza della modernità: confezionare prodotti che riducessero al minimo i tempi di decodifica e assicurassero un'immediatezza di consumo maggiore possibile". 

Altro precursore della modernità è Mahler. "Il repertorio di elementi che dall'esterno entra nel tessuto musicale mahleriano è assai composito: le figure più riconoscibili accennano motivi popolari, cantilene triviali, nenie infantili, passi di danza, fanfare, corali. Ma sotto queste figure più o meno canoniche brulica una sorta di immigrazione clandestina fatta di schegge sonore, tic strumentali, dissimetrie ritmiche. E' come il caotico ammassarsi, in una dimora provvisoria, di brandelli di umanità in fuga".  

Puccini e Mahler hanno aperto le porte al concetto di spettacolarità tipico del nostro tempo. Essi hanno intercettato l'esigenza di una svolta in campo musicale. Non importa il tipo e la qualità della risposta che essi diedero con le loro opere. Conta invece "la domanda che individuarono". La loro intuizione è un "lascito impagabile" una "eredità da raccogliere".