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superBALLO
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Milano, Garzanti,
2002.
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In quattro capitoli Baricco affronta vari
aspetti del rapporto fra musica colta e modernità.
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Nel
capitolo primo l'Autore si propone l'obiettivo di smontare i
pregiudizi che circondano le definizioni di musica colta, ipotizzando
la creazione della stessa a partire dal Romanticismo e da
Beethoven. Con Beethoven la musica si innalza a prodotto dello
spirito mentre, contemporaneamente, la sua grammatica e la sua
sintassi "raggiungono una complessità che sfida spesso
le capacità ricettive di un normale pubblico". Fin qui
la cosa si capisce. La stranezza sta nel fatto che l'espressione
musica colta fu "proditoriamente applicata con
potere retroattivo su generazioni di ignari musicisti
sei_settecenteschi: quelli che mangiavano al tavolo dei servi e
si guadagnavano il pane scrivendo niente di più e niente di
meno che una buona musica di consumo. Secoli di raffinato
artigianato divennero, d'un colpo, arte". Il fenomeno
si protrae fino ai nostri giorni: molti continuano a pensare che
la musica colta abbia un suo primato in quanto capace di evadere
"dai confini dell'immanenza".
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Nel
secondo capitolo il tema è l'interpretazione. Ogni prodotto
musicale è un prodotto di consumo: quando nei suoi confronti nasce
una esigenza di interpretazione, allora quel prodotto diventa opera
d'arte. Baricco considera negativa la tendenza ad eseguire
fedelmente un'opera musicale, rinunciando alla sua interpretazione.
Il timore di tradire l'originale "ha inchiodato e continua
ad inchiodare la pratica dell'interpretazione musicale".
"Non esiste un originale a cui rimanere fedeli. Anzi, si
rende giustizia alle ambizioni di un'opera proprio nel farla
accadere, ancora una volta, come materiale del presente: non
ripristinandola come reperto di qualche passato immobile". La
linea suggerita dall'Autore è questa: il più grande omaggio che si
può rendere ad un'opera del passato consiste nella continua
reinvenzione della stessa all'interno del mutato contesto dei tempi.
"L'interprete è il medium tra opera e tempo". "La
libertà dell'interpretazione sta nel dover inventare qualcosa che
on c'è: quel testo in questo tempo". La difficoltà
risiede nel dover portare una tradizione musicale nella modernità,
in quanto proprio la modernità "sembra rifiutare tutte le
premesse teoriche e ideologiche su cui si fondò, a suo tempo,
quella tradizione musicale". Molti appassionati di musica
colta pensano, erroneamente, che l'opera classica debba rimanere un
luogo separato, un "parco naturale in cui rifugiare i propri
ideali al riparo della corruzione della modernità".
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Il
capitolo terzo è dedicato alla Nuova Musica. Esiste uno scollamento
tra la musica contemporanea ed il pubblico, nel senso che, secondo
Baricco, non c'è pubblico per tale musica. La svolta che ha
determinato la frattura fra la musica colta europea ed il pubblico
risale all'opera di Schonberg, Klavierstucke Op. 11,
(1908). "E' il primo, radicale esperimento di musica
atonale fatto nel Novecento. E' l'inizio di un'avventura linguistica
che sconvolge i parametri d'ascolto in vigore da più di due
secoli". Non era solo una svolta tecnica. Era
l'inizio di un nuovo mondo, dopo il crollo dei grandi imperi.
Senonchè, invece che un' epoca felice, quale ci si aspettava
all'inizio del Novecento, vi furono lugubri decenni di conflitti e
di morte (due guerre mondiali), durante i quali la nuova musica
rimase come sospesa. Dopo la ricostruzione successiva alla seconda
guerra mondiale, si è affermata una modernità che somiglia ad "un
palcoscenico su cui a ritmo vertiginoso il mondo si disfa e si
ricompone continuamente. I
linguaggi si disperdono uno nell'altro, le idee trovano forma, con
assoluta indifferenza, nei materiali più nobili o nei più volgari
detriti della macchina del consumo, qualsiasi linea di demarcazione
certa fra arte e seduzione pura e semplice è andata persa".
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Nel
capitolo quarto Baricco affronta il tema della modernità che nasce
attorno all'idea di spettacolo. Per entrare nella modernità, la
musica colta deve ridurre la sua portata ideale: deve, in un certo
senso, corrompersi. L'Autore attribuisce a Puccini questa grande
intuizione: la necessità di produrre una musica che impropriamente si
può definire leggera, la quale rinuncia ad essere arte per
sopravvivere come prodotto commerciale."Puccini lavora nel
momento in cui la modernità inizia ad imporre una brusca
accelerazione alla ritmica delle emozioni e alla intensità dei
messaggi". "Puccini intuiva una delle vie di tendenza della
modernità: confezionare prodotti che riducessero al minimo i tempi di
decodifica e assicurassero un'immediatezza di consumo maggiore
possibile".
Altro
precursore della modernità è Mahler. "Il repertorio di
elementi che dall'esterno entra nel tessuto musicale mahleriano è
assai composito: le figure più riconoscibili accennano motivi
popolari, cantilene triviali, nenie infantili, passi di danza,
fanfare, corali. Ma sotto queste figure più o meno canoniche brulica
una sorta di immigrazione clandestina fatta di schegge sonore, tic
strumentali, dissimetrie ritmiche. E' come il caotico ammassarsi, in
una dimora provvisoria, di brandelli di umanità in
fuga".
Puccini e
Mahler hanno aperto le porte al concetto di spettacolarità tipico del
nostro tempo. Essi hanno intercettato l'esigenza di una svolta in
campo musicale. Non importa il tipo e la qualità della risposta che
essi diedero con le loro opere. Conta invece "la domanda che
individuarono". La loro intuizione è un "lascito
impagabile" una "eredità da raccogliere".
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