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superBALLO
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Gremese
Editore, Roma, 2001
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Ho
deciso di recensire quest'opera, dopo aver ricevuto molte e-mail
relativamente alle nuove strategie della FIDS che hanno portato
al riconoscimento di nuove discipline quali Choreographic Team
e DANZE
ARTISTICHE (con un Repertorio Classico di tutto rispetto). Ciò
vuol dire che la Coreografia presto sarà (dovrà essere)
materia d'esame per qualsiasi disciplina di danza sportiva.
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Humphrey
Doris non è molto conosciuta in Italia, pur essendo stata ai
vertici della danza internazionale per molti decenni, elaborando
tecniche d'avanguardia e dando un contributo decisivo alla
affermazione di importantissime Scuole Americane.
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The
Art of Making Dances, tradotto da Nicoletta Giavotto e Rossella
Battisti, è un manuale indispensabile non solo per quanti studiano
Coreografia, ma anche per i Maestri di Danze Sportive, che si
trovano ad operare in un mercato sempre più competitivo.
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Fino a
tutto il XIX secolo la danza è stata la 'Bella Addormentata'. "A
partire dal 1900, molte nuove istanze si fecero sentire. Isadora
Duncan abolì completamente l'intreccio, sostenendo che la danza
poteva essere un'emanazione dell'anima e delle emozioni".
"Solo negli anni Trenta si sono sviluppate e sono state insegnate
vere e proprie teorie della composizione della danza". Prima
di tale data la danza era frutto del talento di singoli individui che
creavano figure coreiche e tecniche di esecuzione, prescindendo da
ogni contesto teorico. Fino a quel momento la danza si era occupata di
fiabe, di re e di regine, secondo canoni antichi ed immutabili.
Sembrava completamente svincolata dalla realtà, dove invece erano
all'ordine del giorno conflitti e problemi. La prima guerra mondiale
provocò uno sconvolgimento sociale senza precedenti, che costrinse
anche i danzatori ad aprire gli occhi, specialmente in Germania e
negli Stati Uniti d'America.
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Il coreografo deve essere una persona non solo intuitiva, ma
soprattutto "affascinata da tutte le manifestazioni della
forma e della figura. Egli nota la scenografia della sua vita
quotidiana, ovunque si trovi". Secondo Doris Humphrey un buon
coreografo deve avere sensibilità teatrale, una natura emotiva,
occhio e orecchio sensibili. Dovrebbe conoscere la musica, e non gli
devono mancare intraprendenza, capacità di giudizio, padronanza del
linguaggio.
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Particolare
importanza riveste la scelta del soggetto e, oltre questo, la
costruzione dell'azione. Perchè la danza è movimento. Un'idea
statica non si può tradurre in termini di danza. "I quattro
elementi del movimento della danza sono: disegno, dinamica, ritmo e
motivazione". Ben cinque capitoli del libro sono dedicati
al disegno; agli altri tre elementi, un capitolo a testa. Nel
capitolo 14° è esaminato il rapporto fra danza e parola: per molto
tempo la danza si è privata dalla parola; in tempi recenti, se ne
è appropriata. Ma occorre il giusto equilibrio, sia che si tratti
di narrazione o di poesia, sia che si tratti di dialogo o canto
recitativo. Il capitolo 15° è dedicato alla musica. Secondo
la scrittrice, solo tre sono i generi musicali idonei per la danza:
la musica melodica, la ritmica e la drammatica. Fra coreografo e
compositore deve realizzarsi una intesa perfetta.
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