THOINOT ARBEAU

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superBALLO

ORCHESOGRAPHIE

 

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Thoinot Arbeau è l'anagramma di Jehan Tabourot. L'Orchésographie risale al 1588. Il titolo completo dell'opera è : Orchésographie et traicté en forme de dialogue, par lequel toutes personnes peuvent facilement apprendre & practiquer l'honneste exercice des dances. Nel 1589 l'opera fu stampata a Langres da Iehan des preyz Imprimeur & Libraire. In Italia, Arnaldo Forni Editore ha prodotto la ristampa anastatica dell'edizione di Parigi (1888).

L'opera è preceduta da una "Notice sur les Danses du XVI siècle" di Laure Fonta. Sia questa introduzione, sia il testo dell'opera sono in francese. L'Orchésographie è considerata importante, da un lato, perchè è un trattato dettagliato delle danze in voga durante il secolo XVI; dall'altro, perchè descrive con precisione i costumi e gli usi dei giovani e della buona società del tempo. Jehan Tabourot fu un canonico "aimable" (amabile). La Chiesa cattolica è da lui presentata come aperta a capire le passioni dei giovani: una Chiesa che non scagliava fulmini contro, ma che si mostrava tollerante perfino nei confronti di certi aspetti  rumorosi dei divertimenti giovanili. Jehan Tabourot mostra le dame che si rifiutano di assistere al gioco della scherma e della pallacorda per paura di essere raggiunte da una lama spezzata o da un colpo di palla. Segnala altresì la semplicità primitiva al di sotto dei ricchi abbigliamenti delle signore: nella danza si scopre la nudità delle loro ginocchia. Apprendiamo da lui anche la diffusione della sérénade, che a quel tempo si portava, di notte, davanti alle case. Nella nota introduttiva alla edizione di Parigi del 1888, Laure Fonta illustra le principali danze del XVI secolo: 

  • basse danse (danse par bas ou sans sauter)

  • la pavane 

  • la gaillarde (danse per haut ou sautée)

  • la volte

  • la courante

  • l'allemande

  • les bransles

  • le triory

  • la gavotte

  • la morisque ou moresque

  • les bouffons ou mattachins

L'opera vera e propria consiste in un dialogo fra Capriol e Arbeau. Arbeau illustra le origini antichissime e mitologiche della danza. Fin dai primordi si è sempre ballato. Anche se qualcuno ha condannato la danza, la stragrande maggioranza l'ha sempre considerata utile ad ordinare la società. Nella Chiesa primitiva il costume, che è continuato fino ai nostri tempi, è stato quello di cantare gli inni "en dancant & ballant". Arbeau spiega da che cosa deriva il termine dance: "dancer... saulter, saulteloter, caroler, baler, treper, trepiner, mouvoir & remuer les piedz, mains & corps de certaines cadances, mesures & mouvementz, consistans en saultz, pliement de corps, divarications, ingeniculations, elevations, iactations de piedz, permutations & aultres contenances...". C'è la danza guerriera e quella ricreativa. Per ognuna di queste danze è prevista tutta una serie di strumenti musicali, ognuno dei quali ha un preciso significato, dal marciare al ritirarsi. Particolarmente importante è il tamburo. Per tale strumento viene presentata la Tabulatura contenente tutte le diversità dei battimenti. Il tamburo segna i passi militari della marcia. Per tale motivo ha conservato un ruolo insostituibile attraverso i secoli.

Le varie danze (di cui alla introduzione), compresi numerosi tipi di branle, sono presentate con dovizia di particolari, con la spiegazione dei termini tecnici, con le notazioni musicali. Sorprende in un manuale del XVI secolo la precisione con cui si descrivono posture e posizioni dei piedi, anche ricorrendo alla grafica: per ogni movimento è raffigurato il cavaliere (con tanto di cappello!). Per ogni aria sono riportati in sequenza tutti i movimenti che i danzatori devono eseguire.

La traduzione perfetta dell'opera non è sempre agevole, trattandosi di una lingua francese non propriamente identica a quella contemporanea. Ma con un pò di intuito e con un ottimo dizionario è possibile comunque una soddisfacente comprensione di questo preziosissimo testo.