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PROFILO
DEL CORTIGIANO
Il
cortigiano deve essere nato da "famiglia nobile e
generosa". La sua "principale e vera profession"
deve essere "quella dell'arme". Il suo fisico deve
essere armonioso, nè troppo piccolo nè troppo grande, con le
membra ben formate, tale che mostri forza, leggerezza e
scioltezza. Deve saper fare tutti gli esercizi che si
convengono ad un uomo di guerra: maneggiare ogni tipo di arma, a
piedi e a cavallo, e conoscerne le caratteristiche. Deve
particolarmente avere esperienza delle armi che "s'usano
ordinariamente tra gentilomini" perchè, oltre che in
guerra, vi può essere la necessità di adoperarle nei duelli. E'
importante la predisposizione alla lotta e la capacità di
combattere corpo a corpo. Altro esercizio significativo è la
caccia, data la sua affinità con la guerra. "Conveniente è
ancor saper nuotare, saltare, correre, gittar pietre".
Il cortigiano deve saper cavalcare, anche cavalli selvaggi. Deve
saper giocare a palla, perchè in questo esercizio "si vede
la disposizion del corpo, e la prestezza e discioltura d'ogni
membro". Con equilibrio deve saper fare anche tutte quelle
cose che fanno le persone normali: è giusto che egli "rida,
scherzi, motteggi, balli e danzi, nientedimeno con tal maniera che
sempre mostri di esser ingenioso".
L'architettura
dell'opera si articola in un ricco dibattito, regolamentato dalla
duchessa Elisabetta Gonzaga, tra vari personaggi prestigiosi (fra i
quali Pietro Bembo, autore degli Asolani, Giuliano dei Medici,
L'Unico Aretino, Ottaviano Fregoso). Molti temi vengono affrontati,
tutti attinenti al profilo del perfetto Cortigiano ed alle attività
che a lui si addicono. L'esercizio della danza è richiamato più
volte nel corso dell'opera; ma sempre come qualcosa di molto
marginale per l'uomo, se non addirittura inutile e fuorviante. I
vecchi, ad esempio, possono essere "boni cortigiani... senza
cantare o danzare; e quando occorrerà il bisogno, mostreranno il
valor loro nelle cose d'importanzia". La perfetta dama di
corte, al contrario, è giusto che "abbia notizia di
lettere, di musica, di pittura, e sappia danzar e festeggiare".
Ma non è
escluso che le donne preferissero, già a quei tempi, i ballerini ai
guerrieri, nonostante i precetti degli educatori. Nel libro
terzo, paragrafo LII è esplicitato il seguente concetto: Nel
mondo, tutti gli esercizi graziosi sono effettuati solo per
risultare graditi alle donne. "Chi studia di danzare e ballar
leggiadramente per altro che per compiacere a donne?".
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