BALDASSARRE CASTIGLIONE

torna a RECENSIONI

superBALLO

IL CORTEGIANO

 

43

 
     

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

superBALLO

 

Il Libro del Cortegiano risale al 1528. L'Editore Riccardo Ricciardi (Milano-Napoli) ha riproposto tale opera nel 1960. Arnoldo Mondadori l'ha ripubblicata (Edizione su licenza) nel 1991 (Oscar classici).

Ho deciso di pubblicare una breve recensione di questo libro perchè lo stesso è presente nella bibliografia di molti testi di Storia della Danza: tale circostanza ha indotto molti visitatori del sito a chiedermi che nesso vedo fra il Libro del Cortegiano e le problematiche relative alla danza. Conoscevo il libro in questione fin dagli anni del Liceo, e sinceramente non ne ricordavo alcun contenuto di natura coreica. Baldassarre Castiglione, attraverso quest'opera prestigiosa, si proponeva di educare il perfetto cortigiano e la perfetta dama di palazzo. Non poteva, in tale opera, prescindere dagli ideali rinascimentali che permeavano la cultura dell'epoca e nei quali egli stesso sinceramente credeva. In quei tempi di estrema incertezza politica e militare, era improbabile che la principale occupazione di un uomo di corte potesse essere il ballo, anche se nelle Corti le danze costituivano già un piacevole intrattenimento.

Ho riletto il libro con particolare attenzione, e posso certamente affermare che non mi sento di segnalarlo come qualcosa che abbia con le danze una attinenza benchè minima. Nemmeno lo consiglio ai ballerini come un testo utile a colmare vuoti culturali o etico_comportamentali. E' un testo d'altri tempi, interessante per chi intenda in qualche modo ricostruire i processi educativi sperimentati o suggeriti o ipotizzati nelle Corti rinascimentali italiane. Per noi, uomini e donne del terzo millennio, è un'opera priva di attualità, peraltro di non facile lettura.

 PROFILO DEL CORTIGIANO

Il cortigiano deve essere nato da "famiglia nobile e generosa". La sua "principale e vera profession" deve essere "quella dell'arme". Il suo fisico deve essere armonioso, nè troppo piccolo nè troppo grande, con le membra ben formate, tale che mostri forza, leggerezza e scioltezza.  Deve saper fare tutti gli esercizi che si convengono ad un uomo di guerra: maneggiare ogni tipo di arma, a piedi e a cavallo, e conoscerne le caratteristiche. Deve particolarmente avere esperienza delle armi che "s'usano ordinariamente tra gentilomini" perchè, oltre che in guerra, vi può essere la necessità di adoperarle nei duelli. E' importante la predisposizione alla lotta e la capacità di combattere corpo a corpo. Altro esercizio significativo è la caccia, data la sua affinità con la guerra. "Conveniente è ancor saper nuotare, saltare, correre, gittar pietre". Il cortigiano deve saper cavalcare, anche cavalli selvaggi. Deve saper giocare a palla, perchè in questo esercizio "si vede la disposizion del corpo, e la prestezza e discioltura d'ogni membro". Con equilibrio deve saper fare anche tutte quelle cose che fanno le persone normali: è giusto che egli "rida, scherzi, motteggi, balli e danzi, nientedimeno con tal maniera che sempre mostri di esser ingenioso".

L'architettura dell'opera si articola in un ricco dibattito, regolamentato dalla duchessa Elisabetta Gonzaga, tra vari personaggi prestigiosi (fra i quali Pietro Bembo, autore degli Asolani, Giuliano dei Medici, L'Unico Aretino, Ottaviano Fregoso). Molti temi vengono affrontati, tutti attinenti al profilo del perfetto Cortigiano ed alle attività che a lui si addicono. L'esercizio della danza è richiamato più volte nel corso dell'opera; ma sempre come qualcosa di molto marginale per l'uomo, se non addirittura inutile e fuorviante. I vecchi, ad esempio, possono essere "boni cortigiani... senza cantare o danzare; e quando occorrerà il bisogno, mostreranno il valor loro nelle cose d'importanzia". La perfetta dama di corte, al contrario, è giusto che "abbia notizia di lettere, di musica, di pittura, e sappia danzar e festeggiare"

Ma non è escluso che le donne preferissero, già a quei tempi, i ballerini ai guerrieri, nonostante i precetti degli educatori. Nel libro terzo, paragrafo LII è esplicitato il seguente concetto: Nel mondo, tutti gli esercizi graziosi sono effettuati solo per risultare graditi alle donne. "Chi studia di danzare e ballar leggiadramente per altro che per compiacere a donne?".