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  Il "libro dell'arte del danzare" di Antonio Cornazano

 

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Ho rintracciato quest'opera  in un numero quasi introvabile della rivista 'La Bibliofilia', Anno XVII (1915), Dispensa I. Il Direttore Leo Olschki la volle pubblicare integralmente (pp. 1-30).

Non si può parlare di Antonio Cornazano e di questa sua opera se non si fa riferimento al suo maestro di danza Domenico da Piacenza, il cui manoscritto (De arte saltandi et choreas ducendi  o  De la arte di ballare et danzare) rappresenta non solo il modello di riferimento letterario, ma anche il retroterra teorico e culturale di quell'arte del ballo che si avvia a diventare, proprio con Cornazano, disciplina rigorosa.

Il libro dell'arte del danzare che è arrivato a noi è la seconda stesura, dichiarata dallo stesso Autore. La prima compilazione risale al 1455 (quando il Maestro aveva 24-25 anni), ed è andata perduta. Sulla data della seconda compilazione gli studiosi non hanno trovato un accordo; sicchè le ipotesi sono almeno due: 

  • 1465 secondo Zannoni;
  • tra il 1485 e il 1490 secondo Renier.

Lo storico Giovanni Calendoli fa riferimento direttamente all'opera scritta nel 1455, e sostiene che Cornazano (nato a Piacenza nel 1430) morì a Ferrara nel 1484 (Calendoli Giovanni, Storia universale della danza, Milano, Mondadori, 1985)

La seconda compilazione è in pratica una rivisitazione che il Cornazano ha fatto del suo lavoro, per arricchirlo e completarlo con le ulteriori acquisizioni maturate attraverso la ricca esperienza sul campo. L'Autore stesso avrebbe potuto avere interesse a non lasciare tracce della prima stesura, considerandola superata. La prima opera era stata dedicata ad Ippolita Sforza (1445-1484) figlia di Francesco. La seconda è dedicata a Secondo Sforza, fratello naturale di Ippolita.

L'opera definitiva è stata conservata nel codice Capponiano_vaticano n. 203.

Dopo la dedica, in terzine, per un totale di 82 endecasillabi, inizia la parte teorica che fissa immediatamente i requisiti fondamentali della danza: "El perfecto dansare è misura, maniera, aere, diuersità di cose, e compartimento di terreno".

Segue la presentazione delle principali danze: "El dansare consiste in quatro mesure. Piua, Saltarello, Quaternaria, Bassadansa". Traduco le spiegazioni (lombardismi permettendo):

  • La piva è composta da passi doppi accelerati.

  • Il saltarello è il più allegro di tutti i balli. Gli spagnoli lo chiamano alta danza. E' composto da passi doppi, di cui il secondo è saltato. 

  • La quaternaria è il "saltarello todescho" che consiste in due "passi sempi et una ripresetta battuta detro el sicondo passo in trauerso". 

  • La bassadanza è "regina dell'altre mesure".

Sono descritti i movimenti del danzare, secondo la formulazione teorica di Domenico da Piacenza: nove naturali e tre accidentali. Si teorizza infine sui 'ballitti', sul concetto di 'ondeggiare' e sui vari gradi dell'arte del danzare.

Finita la parte teorica, si passa alla presentazione dei singoli "balli e bassedanse... fabricati per sale signorile, e da esser sol dansati per degnissime Madonne, et non plebeie".  

Dopo la presentazione dei  "balli solenni" (creati da Domenico da Piacenza), l'Autore parla delle nuove bassedanze "che sono le più belle dell'altre", passando sotto silenzio "altri infiniti balli et bassedanse, perchè sono o troppo vecchi o troppo diuulgati (diffusi nel volgo)".

La conclusione dell'opera merita di essere commentata per la sua originalità. Il compito di un manuale di ballo è quello di spiegare regole e concetti. IL LIBRO DELL'ARTE DEL DANZARE risponde pienamente a tale funzione... tranne che nella conclusione, appunto. L'autore introduce i termini pieno e vuoto, senza spiegare bene di che cosa si tratti: fa appena capire che sono i due elementi del tempo musicale. In pratica, il ballare bene deriverebbe anche dalla capacità del danzatore di saper combinare, nel giusto equilibrio, i pieni e i vuoti musicali di un brano. Rivolgendosi all'Illustre Signor Sforza, Cornazano afferma che egli avrebbe certamente scritto che cosa sia il vuoto e che cosa sia il pieno. Ma non lo ha fatto perchè sono cose che "colla lingua non si possono exprimere". Sarà sufficiente far suonare tali 'misure' e, con l'ingegno, si capirà tutto!

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