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Dopo la dedica, in terzine, per un totale di 82
endecasillabi, inizia la parte teorica che fissa immediatamente i
requisiti fondamentali della danza: "El perfecto dansare è
misura, maniera, aere, diuersità di cose, e compartimento di
terreno".
Segue la presentazione delle principali danze: "El
dansare consiste in quatro mesure. Piua, Saltarello, Quaternaria,
Bassadansa". Traduco le spiegazioni (lombardismi
permettendo):
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La piva è composta da passi doppi accelerati.
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Il saltarello è il più allegro di tutti i balli. Gli
spagnoli lo chiamano alta danza. E' composto da passi doppi, di
cui il secondo è saltato.
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La quaternaria è il
"saltarello todescho"
che consiste in due "passi sempi et una ripresetta
battuta detro el sicondo passo in trauerso".
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La bassadanza è "regina dell'altre mesure".
Sono descritti i movimenti del danzare, secondo la formulazione
teorica di Domenico da Piacenza: nove naturali e tre accidentali. Si
teorizza infine sui 'ballitti', sul concetto di 'ondeggiare' e sui
vari gradi dell'arte del danzare.
Finita la parte teorica, si passa alla presentazione dei singoli "balli
e bassedanse... fabricati per sale signorile, e da esser sol dansati
per degnissime Madonne, et non plebeie".
Dopo la presentazione dei "balli solenni" (creati
da Domenico da Piacenza), l'Autore parla delle nuove bassedanze "che
sono le più belle dell'altre", passando sotto silenzio
"altri infiniti balli et bassedanse, perchè sono o troppo
vecchi o troppo diuulgati (diffusi nel volgo)".
La conclusione dell'opera merita di essere
commentata per la
sua originalità. Il compito di un manuale di ballo è quello di
spiegare regole e concetti. IL LIBRO DELL'ARTE DEL DANZARE risponde
pienamente a tale funzione... tranne che nella conclusione, appunto.
L'autore introduce i termini pieno e vuoto, senza
spiegare bene di che cosa si tratti: fa appena capire che sono i due
elementi del tempo musicale. In pratica, il ballare
bene deriverebbe anche dalla capacità del danzatore di saper
combinare, nel giusto equilibrio, i pieni e i vuoti musicali di un
brano. Rivolgendosi all'Illustre Signor Sforza, Cornazano afferma
che egli avrebbe certamente scritto che cosa sia il vuoto e che cosa
sia il pieno. Ma non lo ha fatto perchè sono cose che "colla
lingua non si possono exprimere". Sarà sufficiente far
suonare tali 'misure' e, con l'ingegno, si capirà tutto!
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