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Bianchi, nella sua puntuale e dotta introduzione al
testo, spiega perchè "il manoscritto non è tutto di una sola
mano", indicando le pagine che "sono stipate assai più
delle precedenti", quelle "vergate con molto più larga
scrittura", o "di un corsivo affrettato, come per prendere
qualche appunto". Egli arriva perfino ad ipotizzare che il
manoscritto "può non essere autografo", trattandosi
comunque di una "copia abbastanza corretta". L'elemento
ortografico non lascia dubbi sul fatto che più mani vi abbiano
certamente lavorato. Potrebbe anche darsi che il testo sia stato
scritto sotto dettatura personale del maestro, utilizzando più di
uno scrivano. Resta da spiegare l'influsso dialettale riscontrabile
in numerosi termini. Relativamente alle notazioni musicali, "o
erano autografe o furono vergate da mano competente, ciò che
richiese, chiunque sia stato, un terzo individuo".
Il trattato prende le mosse dal "moto del
corpo". Esso richiede un fisico adatto, bene scolpito dalla
natura, dalla testa ai piedi; ma non basta. Occorre molto
equilibrio, un giusto mix fra agilità, prontezza e capacità di
effettuare le pause. Il movimento deve somigliare a quello di "una
gondola che da dui remi spinta sia per quelle undicelle quando el
mare fa quieta segondo sua natura". I movimenti si
distinguono in nove naturali e tre accidentali, ossia
artificiali, in quanto non necessari secondo natura. Per ogni
movimento è definita la corrispondenza del tempo. Vengono quindi
fissati i tempi e le relazioni fra le danze, che nel manoscritto
sono chiamate mexure (misure): bassadanza, quadernaria,
saltarello, piva. Vengono forniti utili consigli sia al
suonatore che al danzatore. Per ognuna delle danze presentate, si
descrivono i vari modi in cui si possono correttamente eseguire i
passi. Segue la descrizione analitica delle varie figure, distinte
per uomini e donne. Sono infine presentati alcuni balli minori che si
combinavano con le danze principali.
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