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superBALLO
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Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1985
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Questo
libro è un classico. Rappresenta una delle colonne portanti
della storia della danza. Non c'è bibliografia specialistica
che non citi quest'opera di Giovanni Calendoli. Peccato che,
dopo appena 15 anni dalla pubblicazione, sia fuori catalogo. E'
un peccato perchè siamo di fronte ad uno di quei capolavori che
è bello leggere e studiare, ma che soprattutto è bellissimo
possedere e tenere in casa.
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L'Autore
ci fa partire dal Paleolitico perchè "l'unione trinitaria
della danza, della musica e della parola" è una "realtà
primordiale prima ancora di diventare una creazione
intellettuale". Quindi ci porta in Egitto dove "i grandi
avvenimenti politici o militari, l'incoronazione dei re, la
ricorrenza del trentennale del loro dominio suscitano un giubilo che
si manifesta con la danza". Ci presenta poi, nell'ordine:
-
la
cultura greca che fa della danza "uno dei valori sui quali
si fonda l'esperienza dell'uomo, in rapporto con il mondo
superiore delle divinità e in rapporto con la realtà
della vita sociale.";
-
il
mondo romano dove "i costumi sono improntati a una rigorosa
severità" e dove "la musica e la danza nascono nel
culto della guerra.";
-
il
Vicino Oriente dove "la sacralità della danza è sentita
come tensione verso la divinità o addirittura come via di
identificazione con essa", al punto tale che le danze
stesse "presuppongono o creano nel danzatore una vera e
propria condizione di estasi.".
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Il cuore
dell'opera è naturalmente rappresentato dall'Europa, dal Medioevo
in poi. Calendoli ci conduce in un viaggio affascinante attraverso
le corti delle capitali europee, facendoci conoscere i primi e i
più grandi Maestri di danza al servizio dei potenti, e
illustrandoci magistralmente i passaggi della danza rinascimentale,
la formazione di un suo linguaggio sovranazionale, la nascita del
balletto come spettacolo autonomo, e le immagini del Barocco
italiano.
L'Autore
ci parla infine delle compagnie di danza del Novecento, che si
sviluppano dopo la fine della corte imperiale russa, "l'ultima
grande corte che riservi uno spazio importante all'arte della danza,
assumendosi l'onere di una compagnia e di una scuola".
L'ultimo
capitolo è dedicato alla contestazione della danza accademica che
"si fa generalmente risalire alle clamorose iniziative di
Isadora Duncan". Calendoli afferma che "la danza
accademica europea, per la rigorosa codificazione alla quale
si è sottoposta nel corso di quattro secoli, è animata dalla
certezza di aver costruito" una unità che abbatte le frontiere
culturali dei vari continenti. "In realtà l'ha raggiunta
nell'ambito della civiltà occidentale. Ma adesso emergono le altre
civiltà, spinte dall'esigenza di ottenere una legittimazione
culturale anche fuori dalle proprie aree native. Sono le civiltà
dell'Est e del Sud, vissute per secoli in una clausura
solitaria".
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Oltre che
per la rigorosa indagine storica e sociologica, e per la capacità
di leggere in profondità i fenomeni musicali e coreici, Giovanni
Calendoli ha caratterizzato preziosamente quest'opera attraverso la
presentazione di foto, incisioni rupestri, bassorilievi, statuette,
anfore, coppe, crateri, pitture vascolari, mosaici, affreschi,
litografie, miniature, figurine tombali, xilografie, costumi, scene
teatrali, stampe e manifesti d'epoca. Tutto questo materiale
aggiunge ad un'opera letteraria di altissimo valore le prerogative
di un vero e proprio museo della danza. Per questo motivo, come
dicevo all'inizio, questa STORIA UNIVERSALE DELLA DANZA è un
tesoro da tenere in casa, a portata di mano.
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