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Si tratta di un grande lavoro di ricerca e di analisi del fenomeno
jazz. Ci troviamo di fronte ad un classico della storia della musica
afro-americana. Il taglio dato è quello che racconta, in uno con la
storia di un genere musicale e culturale, la vicenda di un popolo e
di una etnia. Perchè il jazz è, per Polillo, lotta per la
emancipazione dei neri d'America. "Il processo di
acculturazione dei negri negli Stati Uniti, e in particolare di
quelli viventi in zone di cultura protestante, è stato assai più
rapido che altrove".
L'Autore
parte dallo studio dei folk songs, dei work songs e
dei calls per fissare le radici della musica jazz. L'indagine
di Polillo non riguarda solo i negri americani, ma si estende a
quelli che si trovavano "al nord della Linea Mason-Dixon, che
divideva gli stati schiavisti dagli altri". Quindi sottopone a
valutazione critica la definizione di New Orleans come
"culla del jazz" e sottolinea l'importanza del massiccio
trasferimento di negri su Chicago, in cerca di lavoro e di fortuna.
Il capitolo 5° è dedicato a come "New York fece ufficialmente
la conoscenza del jazz nel 1917". Il periodo d'oro
(1925-1929) è segnato da Louis Armstrong, Bix Beiderbecke, Fletcher
Henderson, Duke Ellington. Poi, la grande crisi (12 milioni di
disoccupati) e, contemporaneamente, la pubblicazione in Europa dei
primi libri sul jazz delle origini: Robert Goffin, Aux
frontières du jazz, Sagittaire, Parigi-Bruxelles, 1932; Hugues
Panassié, Le jazz hot, Corréa, Parigi, 1934.
Un intero
capitolo (l'8°) è dedicato all'era dello SWING, e circa 70 pagine
(capitoli 9-10-11) sono dedicate alle fasi del passaggio dal
BEBOP all' HARD BOP. Dalla rivoluzione culturale degli anni
Sessanta, che fu anche rivoluzione nera, nasce il free jazz che non
è affatto "la musica contro la società americana".
Sempre negli anni Sessanta, in parallelo col jazz, "troppo
difficile per essere amato dalle grandi masse", nasce lo
"squassante rock elettronico, col contorno delle musiche
folkloriche e del blues negro".
La
seconda parte del libro è una carrellata ad altissimo livello dei
maggiori protagonisti del jazz: da Jelly Roll Morton a Bessie Smith,
da Fats Waller a Benny Goodman, da Billie Holiday a Ornette Coleman.
Questa parte rappresenta la più preziosa documentazione mai
prodotta sul jazz (500 pagine), attraverso la vita dei suoi
artefici, la cui opera che ha segnato un'epoca e ha sconvolto i
mercati musicali e culturali dei cinque continenti.
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