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Mi
corre l'obbligo di ricordare brevemente chi è Curt Sachs.
Nacque
a Berlino nel 1881. Fu allievo di Kretzschmar e Wolf per la
Storia della Musica. Dal 1919 al 1933 fu Direttore del Museo degli
strumenti antichi di Berlino. Diventò, nel 1920, insegnante
alla Hochschule fur Musik, e nel 1921, professore universitario. Per
via delle leggi razziali, dovette abbandonare la Germania nel 1933.
Si stabilì a Parigi fino al 1937. Dopo andò negli USA, dove fu
professore di Musicologia, prima alla New York University e dopo
alla Columbia University. Nel 1956 il governo di Bonn lo ha
proclamato Dottore honoris causa.
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Per Curt
Sachs la danza "è la madre delle arti. Musica e poesia si
determinano nel tempo, le arti figurative e l'architettura nello
spazio: la danza vive ugualmente nel tempo e nello spazio".
L'Autore parte dal presupposto che il danzare è una predisposizione
tipica, prima che degli esseri umani, degli animali in quanto tali.
Studiando i popoli antichi, egli distingue fra danze
armoniche (aperte e chiuse) e disarmoniche (convulse, semiconvulse,
sedute, vorticose, a torsione). Cataloga diversi tipi di danza
non imitativa: di guarigione, di fertilità, funebre, di caccia, di
guerra. Fra le danze imitative presenta quelle ad imitazione
animale, di fertilità, di iniziazione degli adolescenti, funerarie,
d'armi. Dalla combinazione di questi due tipi di esperienze coreiche
si sarebbero originate le danze più mature della fertilità, della
iniziazione delle fanciulle, le danze astrali, solari, lunari, e le
danze mascherate.
Un intero
capitolo del libro è dedicato alla coreografia: danze a solo, danze
di gruppo, in circolo, a serpentina, frontali, con cambio, a
incrocio, ad arco, a ponte, a coppia.
Trattando
il tema Musica, parla dei suoni naturali e dell'accompagnamento
ritmico che anticamente era variamente realizzato: con
raschietto, verga battuta, tamburo a fessura, flauto.
La sua
storia della danza parte dall'età della pietra, per svilupparsi
ampiamente nello studio dei fenomeni coreici primitivi e folklorici,
fino a sfociare nella comprensione della danza orientale e di quella
europea: dalla Grecia a Roma, ai popoli nordici; dal Medioevo al XX
secolo. Per quanto riguarda lo studio delle danze europee, Curt
Sachs le incasella con precisione cronologica, attraverso un lavoro
prezioso, difficile, eppure paziente e competente, di ricostruzione
storica, letteraria, musicale e sociale. Non dobbiamo
dimenticare che il suo è l'approccio del musicologo, o
meglio, dell'etnomusicologo, il quale più che ad una storia della
danza è interessato alle origini della danza stessa, come
fenomeno espressivo degli esseri umani nelle varie epoche e
civiltà. Nell'analisi di Sachs appare sempre molto stretto il
rapporto fra danza e musica. Anche se non si può non riconoscere
una autonomia rappresentativa (artistico_culturale) alla danza, è
pur vero che la musica resta un riferimento costante per ogni
espressione coreutica complessa.
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Si è voluto contestare, da parte di qualche studioso, una teoria
cara a Sachs: la connessione, ossia il rapporto automatico tra
occasione_funzione e linguaggio coreutico. Non serve andare a caccia
di casi che dimostrino abitudini coreiche indifferenziate rispetto
ai vari momenti della vita individuale e sociale. Il metodo di
ricerca e la lettura degli eventi sono in Sachs ispirati al
rigore scientifico più che a schematismi preconcetti. Non a caso,
uno dei pregi di quest'opera è la puntuale registrazione di tutti
gli elementi che possano determinare un giudizio consapevole e
completo sulle danze prese in esame. Sachs è uno dei fautori del
metodo comparatistico nella storia della musica, un metodo che porta
a considerare fenomeni paralleli o contemporanei a quelli musicali,
al solo fine di renderli meglio intelligibili e più facilmente
raccordabili al contesto socio_culturale di riferimento. Questo libro si può considerare un classico della storia della
danza, una grande opera di classificazione, oltre che di teorizzazione,
la quale illumina la strada ai ricercatori moderni e futuri.
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