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Questo è
uno dei libri più importanti nella storia del ballo non solo perchè
introduce una moda, quella dei 'moderni' manuali; ma perchè inaugura la
stagione del dibattito sulle teorie della danza da salotto.
Cellarius
è il precursore della moderna filosofia del ballo che fonda le sue
verità sulla articolazione delle varie discipline e sulla
codificazione delle tecniche relative.
Il
contenuto del libro si articola lungo due linee sostanziali:
-
presentazione
dei balli di società, polka, mazurka, valzer, per i quali
l'autore ha predisposto un programma di ben 83 figure
complessive.
-
affermazione
di una nuova pedagogia del ballo che punta all'insegnamento
individualizzato, svincolato dai canoni delle accademie di
danza.
Per
quanto riguarda le figure di ballo, che egli creò sicuramente in
collaborazione con i suoi allievi più fedeli, l'importanza è
relativa. Il loro numero esagerato serve piuttosto a dimostrare
quali sforzi e quali acrobazie all'epoca fece Cellarius per
accreditare la indispensabilità del maestro di ballo. Allora,
esclusa la quadriglia, i nuovi balli erano in pratica i tre che oggi
ritroviamo nel nostro LISCIO UNIFICATO (Italia). Per apprenderli,
una qualsiasi persona che avesse attitudini coreiche, non
impiegava molto tempo. Di qui la necessità di apportare quelle
complicazioni funzionali al ruolo del maestro e delle scuole di
ballo.
E' di
fondamentale importanza invece, l'impostazione teorico_pedagogica
introdotta da Cellarius, la quale segna una svolta storica nella
letteratura del ballo. Essa rappresenta l'impalcatura di partenza
delle moderne concezioni a cui si ispirano le danze sportive. Per
far capire il filo conduttore di quest'opera cito un passaggio del
suo libro, nella traduzione di Eliana Vicari, così come riportata
in Hess Rémi,
Il valzer. Rivoluzione della coppia
in Europa, Torino, Giulio Einaudi,
1993.
"Per
molto tempo (....) le danze di società e quelle praticate in
teatro sono state confuse o perlomeno non distinte con sufficiente
chiarezza. (....) I diversi tipi di balli praticati in privato sono
stati sempre considerati un derivato, o per così dire una
semplificazione riduttiva, dei balletti e dei passi eseguiti dai
ballerini professionisti. (....) Il ballo da salotto, così come è
realizzato secondo le nuove caratteristiche che ha assunto ormai da
qualche anno, può essere considerato quasi del tutto indipendente
dalla danza teatrale. Ha uno stile e dei passi che gli sono propri e
che hanno poco o nulla in comune con quanto viene applaudito sul
palcoscenico."
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