F L A M E N C O
L IL CANTE FLAMENCO

Molti sono coloro che per flamenco intendono automaticamente il ballo, forse perchè il ballo rappresenta il fenomeno più appariscente. Ma prima ancora di essere danzato, il flamenco è nato come poesia e come canto, con e senza accompagnamento di chitarra. Nel contesto della società andalusa, caratterizzata da una permanente e diffusa povertà, il cante nasce come produzione poetica individuale, avente per temi i disagi della  miseria e le conseguenti difficoltà in tutte le manifestazioni della vita, compreso l'amore. La forma cantata, pure attingendo al folclore locale, è una espressione originale dei diversi autori che si sono cimentati con quest'arte difficile. I diversi stili del cante sono altrettanti moduli espressivi che si possono considerare alla stessa stregua di sotto_generi letterari o di sotto_generi musicali veri e propri. 

A
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C
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Nella vasta produzione di cante flamenco sono rintracciabili influenze di cadenze e di motivi musicali classificati come tipici della società andalusa; ma l'impronta artistica personale è quella che caratterizza una singola opera rispetto alle altre. La trasmissione orale dei motivi e dei contenuti, che per tanti decenni è stata l'unica forma di diffusione e di sopravvivenza del flamenco, ha causato la perdita di una parte del materiale prodotto. Ma ciò che è arrivato fino a noi tramite le opere scritte ci fa capire l'ampiezza del fenomeno e il ventaglio dei valori poetici ed artistici. 

L'atmosfera di fondo che si coglie nel cante flamenco deriva da indiscusse influenze orientali, che si possono sintetizzare almeno in due fondamentali:

  1. Influenza araba (a cominciare dall'anno 711 la dominazione araba in Spagna si protrasse per otto secoli).

  2. Influenza greco_bizantina (i gitani che si stabilirono in Catalogna a cominciare dal 1425 provenivano dalla Grecia. Essi erano chiaramente portatori delle culture tipiche delle terre di provenienza).

Per quanto riguarda l'influenza ebraica, essa deve considerarsi indiretta e parziale, in quanto gli Ebrei rimasero in Spagna fino al 1492 (anno in cui furono espulsi). Relativamente al contributo della cultura gitana, è limitativo parlarne in termini di semplice influenza, in quanto la critica attuale tende ad assegnare proprio ai gitani la paternità del fenomeno flamenco.  

Trattandosi di canto, gli studiosi hanno dovuto affrontare il problema della voce: quale la più adatta? che relazione c'è tra il tipo di voce e il tema trattato? quale il timbro vocale più espressivo? A tale proposito riporto due passi di candelori nadia - fiandrotti diaz elisa: "Non tutte le voci sono adatte al cante flamenco, che richiede caratteristiche molto diverse da quelle che occorrono per il canto melodico. Qualità come la limpidezza e la trasparenza  divengono nel flamengo difetti. E' necessario possedere un particolare tipo di voce, roca, gutturale, che richiede anche una capacità emissiva particolare (...) La voce più adatta al cante flamenco è quella che ha un registro medio grave e un tono velato e rude". (candelori nadia - fiandrotti diaz elisa, Il flamenco, Milano, Xenia, 1998).