DANZE JAZZ

ATTENZIONE: La trattazione completa e analitica di tutte le Danze Jazz, sul versante teorico_tecnico e storico_letterario, è contenuta nel libro JAZZ & FREESTYLE  di Rino Capone, Gremese Editore, Roma, 2007.

PROGRAMMI

In Italia il testo ufficiale  per il conseguimento del diploma di Maestro è il citato manuale di Sergio Da Milano, Le danze Jazz, Padova, Muzzio, 1988. Ma prima di parlare di quelli che sono i programmi italiani, devo fare una sintetica premessa, in omaggio ai maestri e ai competitori che sull'argomento continuano a scrivermi, esplicitando la seguente richiesta: Perchè non si favorisce, in questa disciplina, una standardizzazione mondiale o, comunque una piena adesione delle Associazioni italiane ai programmi e alle prescrizioni degli organismi internazionali? Il riferimento è ai seguenti due organismi:

  • IDO (International Dance Organization) che gestisce i campionati mondiali di Danze Jazz, Danze Tradizionali Internazionali e Danze Freestyle; 

  • WRRC (World Rock 'n Roll Confederation) che regolamenta il Rock 'n Roll a livello mondiale.

Personalmente sono convinto che, relativamente a tutte quelle danze che hanno una proiezione internazionale, nel futuro ci sarà sempre meno spazio per le caratterizzazioni nazionalistiche dei programmi e delle tecniche di ballo, fermi restando gli spazi propri della inventiva e della interpretazione artistica individuale. Oggi, il discorso Olimpiadi (anno 2008) ha acceso i fari prevalentemente sulle danze standard e latino_americane. Ma è chiaro che nel cosiddetto villaggio globale, tutto tende ad una omogeneizzazione verso i più alti livelli di qualità. Nel frattempo dobbiamo realisticamente operare in una duplice direzione:

  • mantenere i contatti col resto del mondo e contribuire alle standardizzazioni compatibili dei programmi e delle tecniche;

  • costruire un equilibrio dinamico fra il contesto nazionale nel quale operiamo e le inevitabili trasformazioni in atto. Le specificità delle tradizioni coreiche del nostro paese sono sempre all'attenzione delle Associazioni dei Maestri di ballo che, monitorando i fenomeni intercontinentali, programmano i necessari cambiamenti e le relative gradualità. 

Non si deve dimenticare un concetto fondamentale che va applicato ai balli di questa disciplina e che comunque è in stretta relazione col problema della standardizzazione. Si tratta di stabilire quale è il giusto equilibrio fra l'esigenza di applicare uno standard a figure, programmi e basi tecniche, e la necessità di tutelare gli spazi della fantasia individuale e della libera performance. Non dimentichiamo che blues, disco dance, twist e lo stesso rock 'n' roll sono danze che si fondano prevalentemente sulla capacità personale di vivere il ritmo e di interpretarlo artisticamente, anche prescindendo da schemi e canoni prestabiliti.

Con il Regolamento dell'Attività Sportiva, emanato con decorrenza 1.1.2003, la FIDS ha scelto una linea di equilibrio, istituendo il Settore DANZE INTERNAZIONALI: "Il Settore Danze Internazionali fa capo alle Federazioni IDO e WRRC. Fanno parte di questo settore le danze della disciplina nazionale Jazz Italian Style". Nel nuovo Regolamento la disciplina Danze Jazz si articola nei seguenti balli: boogie woogie, rock 'n' roll, rock acrobatico, tap dance, mixing blues, charleston, twist,bugg, lindy hop, blues, combinata jazz, double jazz, full jazz.

Dal punto di vista letterario, l'Italia non ha prodotto opere importanti nel campo delle DANZE JAZZ. Pertanto, non avendo reperito altri significativi 'manuali' nazionali,  mi è stato impossibile, per tale disciplina, fare uno studio critico (comparato) di figure codificate. Fra le pubblicazioni ufficiali nostrane, non esistono testi specifici, presenti o passati, all'in fuori del manuale adottato dall'ANMB. Pertanto, sarebbe scorretto e infruottuoso mettere a confronto i programmi (scritti) del Maestro Da Milano con le tante figure che si vedono in giro e che nessuno ha il coraggio di sistematizzare in un testo. Anche a voler disegnare una linea di sviluppo della disciplina nel nostro paese, con riferimento agli ultimi quindici anni, si incontrano obiettivamente delle difficoltà, per mancanza di riferimenti precisi specialmente sul piano degli studi teorici.

Attraverso l'esame, almeno decennale, delle abitudini coreiche, anche in ambienti stilisticamente qualificati, in questo particolare settore ho potuto constatare:

  • larghi margini di libertà interpretativa e di esecuzione tecnica

  • ampio ventaglio di figure inventate/personalizzate 

  • fungibilità delle amalgamazioni

  • mancanza di uno standard

  • insegnamento spesso svincolato da un qualsiasi manuale 

Rispetto a questo quadro cognitivo, che comunque corrisponde ad un panorama nazionale e non internazionale, l'opera del Maestro Da Milano mi sembra maggiormente pregevole. Egli presenta le figure più significative, più famose e più importanti, per ognuna delle danze trattate (eccetto che per disco dance e blues, dove si teorizza la libera interpretazione). 

In molte scuole di ballo, per tanti anni, si è insegnato il boogie woogie senza utilizzare il manuale di Da Milano, che pure esiste dal 1988; ma mettendo a frutto le sintetiche nozioni e le poche figure riportate dal manuale ANMB ante '99 Ballo da Sala e Liscio Unificato  o dal libro di Piero Rolando, Manuale di Ballo, Padova, Casa Editrice MEB, 1987-1991-1993.  

Volendo qui presentare delle tabelle a beneficio di quanti mi chiedono un lavoro di raffronto, analogo a quello fatto per le altre discipline, non posso che limitarmi a tre balli: boogie woogie, charleston e rock 'n' roll. Dalla comparazione vengono fuori due verità incontrovertibili:

  1. la sostanziale immutabilità del charleston, che si può considerare un ballo definitivamente cristallizzato agli schemi creati all'epoca del suo massimo successo;

  2. l'enorme differenza qualitativa e quantitativa fra le figure di boogie woogie e rock proposte da Piero Rolando e quelle codificate da Sergio da Milano. Ciò dimostra la perdurante vitalità di queste due danze che sono proiettate al continuo arricchimento.

ROCK 'N' ROLL: Dai tempi di Alan Freed e Bill Haley (anni 50) che ne sono i padri, questo genere musicale ha fatto molta strada, ha conquistato il mondo intero e ha fatto ballare centinaia di milioni di persone, ognuna a modo suo. Il rock ha introdotto la divisione della coppia sulle piste da ballo e un nuovo tipo di linguaggio: la non necessità del contatto fisico per trasmettersi messaggi sessuali. Con le danze del genere rock, la sensualità è interpretata attraverso i diretti movimenti del corpo, con particolare riferimento al bacino e ai fianchi. Il progressivo distacco dei partners è compensato dalla intensificazione della gestualità. La coppia si unisce in alcune figure eseguite in perfetta sintonia, per poi separarsi alla conquista di spazi autonomi. Si intuisce facilmente come un ballo del genere sia, per sua stessa natura, da un lato, incompatibile con ogni forma di rigida schematizzazione, dall'altro, apertissimo ad ogni personalizzazione.

La DISCO DANCE è il classico esempio della destrutturazione dei balli, della loro deregolamentazione. Ma non poteva essere diversamente. Per dirla con Sergio Da Milano, in questa danza ognuno "inventa sul momento i movimenti che più gli aggradano e li mette in opera".

Al BLUES si applica un discorso analogo a quello fatto per la disco dance: non ci sono canoni da seguire, se non l'affidarsi al proprio istinto e alla propria fantasia artistica. Non a caso, Sergio Da Milano precisa al riguardo che questa danza "prevede l'assoluta non ripetitività di figure e coreografie durante l'esecuzione."  

Del TWIST si potrebbe dire tanto, ma bastano poche parole: nessuno ce lo ha insegnato, e tutti lo balliamo. Giocando dinamicamente e ordinatamente sulle variabili della oscillazione e sulle rotazioni a destra e a sinistra, possiamo, senza troppi sforzi, apparire (ed essere) grandi ballerini. Del resto, questa danza è rimasta quella che era nel 1961, quando Chubby Checker fece dondolare mezzo mondo col brano Let's twist again. Il Maestro Piero Rolando propone cinque figure, con nomi da lui inventati (partenza, twist ancheggiato, twist ginocchio, twist tacchi, twist tacchi girato a perno). Il Maestro Sergio Da Milano propone lo stesso numero di figure, con nomi più fantasiosi: Incrocio sulla LDB, Culla, Tunnel, Bussola, Scivolo. 

In estrema sintesi, si può affermare che il salto di qualità operato dal testo di Da Milano è notevole. Al tempo stesso, bisogna dare atto al management dell'ANMB di due fatti importanti:

  1. Aver patrocinato il libro LE DANZE JAZZ tramite la persona del Presidente, Maestro Leo Bevini,  

  2. Avere dato un definitivo contributo di chiarezza alla non equivocabile delimitazione delle discipline, depurando il nuovo manuale di Ballo da Sala e Liscio Unificato (autore Gianni Nicoli) delle danze appartenenti a discipline diverse. In un'epoca di massima specializzazione, era diventato anacronistico il vecchio manuale multiuso, che si portava appresso danze disomogenee. 

Sarebbe buona abitudine per chiunque volesse, nel nostro paese, insegnare e/o praticare DANZE JAZZ, adottare il manuale ufficiale previsto per tale disciplina.  

 

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