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PRIMA PARTE: STORIA |
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Le Danze Filuzziane sono un particolare tipo di liscio nato e sviluppatosi nella città di Bologna all'inizio del XX secolo. Si tratta di un fenomeno coreico molto interessante sia per la Storia della danza sportiva sia per gli aspetti sociologici connessi a questo liscio che possiamo denominare 'bolognese' a tutti gli effetti. Dobbiamo ringraziare il Maestro Giancarlo Stagni che ce lo ha fatto conoscere attraverso un bel manuale pubblicato dall'Editore Antonio Prandi (Libro di testo danze alla Filuzziana, Reggio Emilia, 2002). |
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Per capire in quale ambiente sono nate le Danze Filuzziane, è utile considerare l'importantissima svolta storico_politica, civile e sociale vissuta dalla città di Bologna nella seconda metà dell'Ottocento, dopo tre secoli e mezzo di vita mediocre ed amorfa all'interno dello Stato della Chiesa (1512-1860). Nell'ambito delle insurrezioni che caratterizzarono il cosiddetto Risorgimento italiano (liberazione dal dominio austriaco), nel 1859 i ducati padani chiesero l'annessione al Piemonte, ottenendo l'invio dei commissari regi. Con l'armistizio di Villafranca (11 luglio 1859), voluto da Napoleone III e considerato dagli italiani quasi un tradimento(*), i Savoia dovettero ritirare i commissari regi, per favorire il ritorno dei sovrani spodestati. (*) Napoleone III, alleato del Piemonte nella guerra contro l'Austria di Francesco Giuseppe, dopo le vittorie riportate a Palestro, Magenta, Solferino e San Martino, e le vittorie di Garibaldi a Varese e San Fermo, fu preso dal timore che il proseguimento della guerra avrebbe portato alla formazione di uno Stato italiano così potente da rappresentare un futuro pericolo per la Francia stessa. Ma nel momento in cui il governo sabaudo (che dopo le dimissioni di Cavour era guidato da Alfonso Ferrero di La Marmora) ritirò i commissari regi, le popolazioni dell'Italia Centrale misero in piedi dei governi provvisori. Bologna fu affidata a Leonetto Cipriani con il preciso compito di preparare l'annessione al Piemonte. Cosa che avvenne quando, tornato al potere Cavour (20 gennaio 1860), furono promossi i plebisciti (11_12 marzo) attraverso i quali Emilia e Romagna furono annesse al Piemonte. |
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Il 1860 fu l'anno di svolta per Bologna e per la sua popolazione. La gente cominciò ad esprimere a 360 gradi le sue grandi potenzialità, in tutti i campi. La città nacque a nuova vita, affermando in breve la sua vocazione a volare alto, non solo sul piano della produttività artigianale e commerciale, ma anche sul piano della creatività intellettuale. Fiorirono dappertutto iniziative ed eventi di natura musicale, artistica, coreica, teatrale e lirica. La voglia di vivere e di divertirsi coinvolse tutti gli strati sociali. Si diffuse il ballo popolare che trovava i suoi momenti di massima espressione nelle feste di piazza. A fine '800 la tradizione del ballo era diffusa e consolidata, presso i poveri quanto presso i ricchi. I balli in voga erano valzer, polca e mazurca che, dai paesi europei d'origine, avevano ormai invaso l'intero continente. Naturalmente, le famiglie ricche praticavano il ballo nei saloni dei loro sontuosi palazzi, mentre il popolo si organizzava come poteva: la pista da ballo era la piazza, la strada, uno spiazzo sotto gli alberi, un'aia fuori città. Tutte le feste popolari di primavera e d'estate si concludevano con i balli all'aperto. Il salto di qualità si ebbe con la diffusione di locali chiusi dedicati alle danze. A Bologna, già nel 1850 erano comparse le prime balere. E proprio il fenomeno delle balere ebbe una importante accelerazione verso la fine del secolo XIX. I primissimi locali erano piccoli e disadorni; poi ne furono aperti sempre più grandi e più accoglienti. Fu così che, all'inizio del '900, ogni borgo della città aveva il suo locale dove uomini e donne del popolo si incontravano per ballare. Si trattava di circoli quasi chiusi, in quanto ognuno accedeva al locale 'di appartenenza'. Il rapporto fra i borghi era di competizione e di rivalità: le donne non si allontanavano dall'ambito del proprio rione. Per una legge non scritta era quasi obbligatorio che esse andassero a ballare esclusivamente in quell'unico locale a portata di mano del proprio quartiere. E, naturalmente, gli uomini del rione facevano la stessa cosa, creando attorno ad esse una specie di impenetrabile barriera protettiva. |
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In questo contesto nacquero le danze filuzziane. Cerchiamo di capire, innanzitutto, perchè si chiamano così. Il Maestro Giancarlo Stagni ce lo spiega benissimo. Molti giovani di famiglie benestanti, spinti dalla voglia di evadere, divertirsi, conoscere ragazze, giravano di quartiere in quartiere per approdare alle varie 'balere'. Non davano importanza al fatto che ogni borgo era come un piccolo mondo, chiuso attorno alle 'proprie' donne. Volevano entrare dappertutto. Essi esteticamente si presentavano bene, e pur di farsi accettare nei locali da ballo, raggiungevano con i diffidenti ballerini dei vari borghi un originale compromesso: si impegnavano a non invitare (disturbare) le ragazze, e a ballare fra di loro (maschio e maschio). Prova oggi, prova domani, furono accettati, prima sperimentalmente, dopo sistematicamente. Sicchè, con il tempo, questi giovani della Bologna bene diventarono i più assidui frequentatori di tutte le balere rionali, acquisendo l'appellativo di 'filuzziani' in quanto filavano (si spostavano) da un borgo all'altro. |
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Come si comportavano e cosa facevano i filuzziani, una volta ammessi
ad entrare in una sala da ballo?
I patti andavano rispettati: pertanto, ballavano fra di loro. Formalmente mantenevano un comportamento ineccepibile. Ma il loro obiettivo restava quello di 'conquistare' le ragazze. E come fare, se nemmeno era possibile rivolger loro la parola? Bisognava giocare d'astuzia. Si trattava di farsi piacevolmente notare. E l'unico modo era quello di inventarsi una maniera di ballare che suscitasse curiosità (in positivo) e ammirazione. Le danze erano prevalentemente tre: valzer, polca, mazurca. Non potevano certamente introdurne altre. La musica era quella 'offerta' dalla balera. Ce la mettevano tutta per essere bravissimi ballerini. Due di loro ci riuscirono talmente bene che reinventarono il genere coreico in voga, producendo quasi un nuovo tipo di liscio. E diventarono famosi. Ce ne parlano Cesira Felicori e Mauro Malaguti nei Cenni Storici di introduzione al manuale di Giancarlo Stagni (Libro di testo danze alla Filuzziana, Reggio Emilia, Editore Antonio Prandi, 2002). Riporto testualmente il passaggio in questione:
Poi avvenne, come nelle storie di magie, che questo tipo di ballo colpì gradualmente la mente e il cuore della gente: degli uomini e delle donne. Piacque a tutti, piacque veramente tanto, che diventò nella città di Bologna il ballo di coppia per eccellenza. Le ballerine ne furono sedotte e... conquistate. |