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Tornando agli effetti terapeutici in senso stretto, nella danzaterapia dobbiamo considerare due versanti:
Uno dei problemi più dibattuti, nel crescendo di attenzione che si registra attorno alla danzaterapia, riguarda l'identikit del danzaterapeuta. In pratica, si tratta di definire le caratteristiche professionali di chi è preposto a scoprire e a capire i significati reconditi della danza. Non è obiettivamente facile risalire da un tipo di movimento o da una serie di movimenti fisici alle ragioni di una sofferenza interiore. Sembra quasi impossibile arrivare a leggere nel labirinto della mente umana, seguendo le traiettorie del corpo. Resta il fatto che sembra esatto e logico il postulato da cui parte la danzaterapia: se chi soffre di un male interno esprime in una determinata danza il suo disagio, interpretando quella danza si scopre il motivo della sofferenza. Il danzaterapeuta ideale forse non esiste: dovrebbe essere contemporaneamente psicologo, medico, pedagogista, danzatore e conoscitore di arti dinamiche. Gli esperimenti fatti fino ad oggi, specialmente in USA, di applicazioni pratiche di danzaterapia, vedono come protagonisti o ballerini o coreografi, o psicologi. Nel futuro, si determinerà la tendenza ad una preparazione organica da parte di coloro che vorranno cimentarsi in questa delicatissima professione. La qual cosa sarà favorita da tutti gli altri approfondimenti che intanto si vanno effettuando in relazione al metodo, alle tematiche, al simbolismo del linguaggio, ecc. Se il corpo riesce a parlare attraverso canali e sistemi che fanno a meno delle parole, si dovrà costruire un modo scientifico di capire i suoi messaggi e di esaminare i singoli passaggi dei suoi discorsi. Qualcuno sogna anche di arrivare a catalogare movimenti e valori simbolici, gesti e significati, in una equazione immutabile nello spazio e nel tempo. Ciò non sarà possibile, per il semplice fatto che ogni essere umano è un microcosmo avente una sua specificità. Ma aggiungo che ciò non sarebbe comunque necessario: il danzaterapeuta non può operare con le regole dell'aritmetica e dell'ingegneria. Egli non avrà mai strumenti definitivi di analisi. Dovrà fare i conti con le malattie dell'anima che i tempi a venire produrranno di volta in volta, con caratteristiche non conosciute. Perchè quello che chiamiamo progresso, spesso, è veicolo di nuove e perniciose patologie. |
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