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PARTE PRIMA La Biodanza è stata definita danza della vita: cioè danza rigeneratrice. Il suo presupposto si innesta nel moderno complesso di teorie orientate a riconoscere possibilità terapeutiche all'arte in generale e alla danza in particolare. Uso l'aggettivo moderno in quanto solo il pensiero sviluppatosi in Occidente dal 1900 in poi ha consentito il riconoscimento della inscindibile relazione esistente fra corpo e psiche nella vita degli esseri umani. Nel 1800, specialmente a partire dalla seconda metà del secolo, era praticamente impossibile concepire un approccio non razionalistico alle malattie di qualsiasi genere. Con l'affermazione del positivismo, infatti, ogni tipo di analisi veniva ricondotto ad una impostazione formalmente scientifica che mirava ad esaltare il momento meccanicistico e materialistico rispetto ai fenomeni connessi alla spiritualità e alla psiche. Intanto, sempre nel XIX secolo, cominciava ad accreditarsi il discorso sulla musicoterapia: da studi più o meno empirici, risultavano chiari l'effetto rilassante della musica e gli influssi benefici della stessa su pazienti con disturbi del comportamento. Si arrivava perfino a teorizzare la possibilità di una significativa incidenza del ritmo musicale sul ritmo cardiaco. La neurofisiologia ha successivamente decretato il "legame diretto tra lo stimolo sonoro, il centro talamico e la corteccia, tra i quali esisterebbe un meccanismo di andata e ritorno". ( macaluso claudia - zerbeloni silvia, La Danzaterapia, Milano, Xenia, 1999). La ricerca su questo terreno è andata avanti con sempre maggiore convinzione: si è arrivati a provare che attraverso l'esperienza musicale è possibile attivare un canale di comunicazione con soggetti traumatizzati che hanno interrotto ogni contatto verbale col mondo esterno. Oggi si riconosce unanimemente alla musicoterapia la capacità di incidere sulla struttura psichico_relazionale dell'individuo. Con l'avvento della psicanalisi (Freud, Jung) si scopriva la centralità del binomio corpo_mente, per cui la medicina cosiddetta somatica apriva le frontiere al mondo dell'inconscio. Ne conseguiva una grande rivoluzione, culturale e scientifica, che, in presenza di alcune specifiche patologie di natura organica, individuava chiavi di lettura che facevano riferimento al mondo emotivo, affettivo e sessuale del paziente. La psicanalisi ribaltava semplicemente il punto di vista terapeutico, suggerendo percorsi alternativi alle metodologie tradizionali, per tutta una serie di disturbi del comportamento e del funzionamento del corpo. In pratica si proponeva essa stessa come terapia privilegiata (psicoterapia). La psicoterapia ha riscosso grandi entusiasmi nel mondo, anche superiori ai successi di risultato. Qualche studioso ha affermato che il limite della psicanalisi sta nel far pendere troppo dalla parte della psiche il teorizzato equilibrio psico_somatico della persona. Negli ultimi decenni del XX secolo si sono affermate tutte le teorie che pongono il corpo al centro della stessa psicoterapia. La metodologia di tipo freddamente interpretativo continua a cedere spazi ad una maggiore attenzione verso il corpo, inteso come scrigno di emozioni, come veicolo di messaggi, come strumento di espressione artistica. In tale contesto ha preso piede, da alcuni decenni anche in Europa, la concezione dell'arteterapia, della possibilità concreta di costruire o ritrovare l'armonia della vita e dello sviluppo attraverso la creatività individuale. La danza rappresenta uno dei percorsi artistici possibili per raggiungere tale armonia. Ma quale danza? Siccome parliamo di espressione artistica, la danza non può essere quella imprigionata nelle formule stereotipate del balletto, dove la rigidità delle regole spegne lo slancio e il calore liberatorio della poesia. Essa deve tornare alla sua funzione originaria di linguaggio personalizzato. Per questo motivo, l'ipotesi di una danzaterapia nasce direttamente all'interno della ricerca avviata dalla danza moderna. Ed infatti, nel solco segnato dall'insegnamento di Isadora Duncan e di Martha Graham, nel contesto delle nuove filosofie dell'arte, che pongono al centro della scena la comunicazione dell'io, si sviluppano i vari filoni della danzaterapia. La prima parte di una danzaterapia (che definisco di tipo elementare) è quella che consente all'individuo di consolidare il livello del proprio benessere interiore attraverso l'esercizio del corpo. La biodanza è uno di questi filoni, in quanto si propone di rigenerare l'uomo attraverso il movimento libero ed armonico. La seconda parte (che definisco complessa) è legata all'ipotesi di costruire una disciplina con possibilità terapeutica, che utilizza parametri di interpretazione dei movimenti per risalire all'inconscio. Su questo piano, negli ultimi anni, si stanno moltiplicando studi, ricerche e sperimentazioni. I fondatori della biodanza affermano che muoversi liberamente al suono della musica, insieme agli altri, fa bene all'equilibrio psico_fisico... più delle medicine! Sono molti gli studiosi che attribuiscono al ballo effetti benèfici duraturi, sia sul piano psicologico che relazionale. E gli effetti positivi del danzare sono stati scoperti spontaneamente ed autonomamente da tantissime persone. Moltissimi giovani ed anziani hanno trovato nel ballo la gioia di muoversi, di esprimersi, di entrare in contatto con gli altri. Il ballo aiuta a scoprire il proprio corpo e a metterlo in relazione con altri individui in un modo naturale e non artefatto. Le persone che ballano, qualsiasi tipo di ballo, sanno perfettamente che cosa si prova. Non è un caso, e non è solo una moda, il dilagante fenomeno della cosiddetta SOCIAL DANCE che riempie di folle sempre più numerose le scuole di ballo e le palestre di tutta Italia. La Biodanza si inserisce in questa cultura di riscoperta del movimento (del corpo) inteso come fattore propulsivo. La prerogativa rigeneratrice è supportata dalla consapevolezza che il danzare rappresenta la sintesi fra espressione, liberazione e recupero di risorse. A tal fine, non è necessario fare riferimento a passi codificati o a figure appartenenti ai programmi ufficiali delle danze sportive. I movimenti sono del tutto spontanei. Nascono dal rapporto immediato che si stabilisce fra la mente, il corpo e la musica. Siamo in piena logica olistica. L'olismo (dal greco hòlos: tutto intero) è una teoria biologica che considera l'organismo come totalità e non come semplice somma delle singole sue parti. L'armonia è nello sviluppo ordinato dell'insieme. In diverse città europee stanno prendendo piede dei centri che definirei di igiene coreica: sono palestre dove persone di ogni età vanno a ballare, sotto la guida di un maestro (di biodanza), per divertirsi e per stare piacevolmente insieme. La dimensione è quella giusta per mettere a proprio agio l'individuo stressato, alienato, distrutto, sia giovane che vecchio. Gli elementi costitutivi di questa dimensione sono: rilassatezza, tranquillità, gioia di esserci. Le musiche sono quasi sempre quelle latino-americane, dinamiche e/o melodiche. La prima sensazione che si prova in un centro di biodanza è quella di trovarsi ad una distanza di sicurezza rispetto al mondo esterno, caotico e pieno di contraddizioni. Mentre i problemi della vita quotidiana sconvolgono la mente, alterandone spesso l'equilibrio, la musica vissuta in solidarietà con i nostri simili ci riporta ad uno stato di benessere interiore. La fase immediatamente successiva è il risveglio generale del corpo.
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